mercoledì 20 gennaio 2010

ANCORA UFO



Ancora oggetti non identificati non nel cielo ma sui marciapiedi di Palermo: a quando e a chi la rimozione di questi inutili, dannosi e screditanti oggetti?
(Giuseppe Scuderi)

domenica 3 gennaio 2010

BUON ANNO, LUCIO


Con questa fotografia, esattamente un anno fa, Lucio Forte augurava alla città un buon 2009.
Noi, oggi, lo auguriamo a lui, da dovunque ci legga... E diamo appuntamento a tutti i suoi amici per un prossimo incontro: potremo guardare le sue foto, ascoltare la sua musica, e mandargli un sorriso.
Giuseppe

mercoledì 23 dicembre 2009

PALERMOBENE contro PALERMOMALE


Dopo il giardiniere di Villa Malfitano, anche il gestore del prestigiosissimo lido del Charleston è un organico a Cosa Nostra.
Un'altro set del match Palermobene-Palermomale.
Ma i giocatori continuano a scambiarsi le casacche, per confondere arbitro e spettatori
(Giuseppe Scuderi)

lunedì 14 dicembre 2009

TV SPAZZATURA


Probabilmente il cassonetto, per ora, è il posto migliore dove collocare le TV, anzichè accenderle. Anche perchè quel che si vede, accendendole, molto spesso è spazzatura.
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 27 novembre 2009

UFO A PALERMO



Ecco a voi le fotografie di due UFO avvistati non nel cielo ma sui marciapiedi di Palermo (Piazza Politeama e Villa Bonanno).
In realtà non sono poi tanto "non identificati": uno era un totem pubblicitario, l'altro un distributore di sacchetti per "deiezioni canine" (credo addirittura tarato in lire, visto il buon numero di anni da cui lo vedo).
La domanda, che spero vogliate condividere con me nel farla, al pertinente ufficio del Comune, è: visto che da anni non servono più a nulla, quando li togliete? O dobbiamo anche qui aspettare un contenzioso pluridecennale con le ditte installatrici (vecchie tabelle AMAT)? A quando un "processo breve" anche per chi è causa di ciò che arreca disagio, sporcizia ecc.
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 20 novembre 2009

Metà


O al ladro ne serviva solo mezza, o il proprietario è un acrobata del circo
(Giuseppe Scuderi, Centro storico, 2009)

martedì 10 novembre 2009

Buone maniere...


Palermo, Via Nazario Sauro, novembre 2009
(Giuseppe Scuderi)

sabato 24 ottobre 2009

L'ISOLA CHE (QUASI) NON C'E'


Sullo sfondo, quasi invisibile, Ustica. La fotografia l'ho fatta a fine giugno, e l'apparire dell'isoletta ormai nota ai più per la tragedia dell'areo abbattuto, esploso, mi ha fatto pensare a quanti inganni cela questa storia
(Giuseppe Scuderi)

sabato 10 ottobre 2009

C'ERA UNA VOLTA...


C'era una volta, nei racconti di mille anni fa, una vallata piena di alberi e di corsi d'acqua.
Oggi c'è quello che vedete
(Giuseppe Scuderi)

martedì 15 settembre 2009

UNDICESIMO COMANDAMENTO


Autolavaggio, Palermo
(Giuseppe Scuderi)

martedì 8 settembre 2009

C'ERA UNA VOLTA UNA PALMA...


Da qualche giorno una trivella campeggia nell’area Quaroni: si è dunque riavviato il cantiere “conoscitivo” propedeutico all’eventuale avvio della costruzione su cui tanto e tanti hanno scritto. Non campeggia più la palma, già per decenni al centro dell’area, poi “spostata” ai margini per avviare il cantiere, e oggi del tutto rinsecchita. Mi tornano così in mente le parole di Henri Bresc, nel suo testo I giardini di Palermo (1290–1460), quando parla del giardino “intus urbem”, dei tanti piccoli giardini nei pressi dei palazzi nobiliari, del “giardino palermitano che è un’impresa che richiede capitali, mano d’opera qualificata e un’economia rigorosa sul piano organizzativo. I coltivatori qualificati, i giardinieri, sono spesso nuovi immigrati… sono i greci della Romania, gli schiavi musulmani; alcuni vengono dalla Lombardia, altri da Roma”. O di Mario Pintagro (ne I monumenti della natura) che ricorda come “a metà del '700, si cominciano ad alberare i grandi stradoni suburbani… E i vecchi baluardi… tornano a vestirsi di verde…nascono così i giardini pensili allo Spasimo, a Porta Guccia, al bastione San Pietro al Palazzo Reale, al bastione d'Aragona al Capo, dove addirittura sorge il primo orto botanico”. O ancora, aggiungo io, la presenza dei “giardini” nei cortili dei grandi complessi conventuali, come quello del Collegio Massimo dei Gesuiti (oggi grande atrio del Convitto Nazionale), dove si produceva quanto necessario ad una comunità di un centinaio di persone. Il giardino è sempre stato sinonimo di civiltà, di rispetto della natura e con essa dell’uomo che ne è parte: forse proprio per questo oggi, purtroppo, gli si preferisce il cemento.
Giuseppe Scuderi

giovedì 3 settembre 2009

SCIENZA DELLA COMUNICAZIONE


Più chiaro di così...
(Grazie a Gigliola Siragusa per la fotografia)

lunedì 31 agosto 2009

CORTILE CRISCIONE, GLI ANNI PASSANO E IL DEGRADO AUMENTA


Il 6 agosto sono trascorsi esattamente sette anni da quando il Sindaco, su Repubblica, rispose alla mia richiesta di “attenzione per una storica vergogna cittadina, il Cortile Criscione a piazza In-dipendenza, nella speranza di un intervento riparatore della secolare incuria”.
Il primo cittadino assicurò di conoscere “la storia del Cortile”, e che c’era “sulla vicenda la massima attenzione”. Aggiunse che “l’Amia ne effettua regolarmente la pulizia. La zona, purtroppo, viene utilizzata come discarica abusiva ed è una di quelle censite e tenute sotto controllo”. E concluse dicendo che “richiederà un po’ più di tempo la sistemazione definitiva… subordinata a tre grandi o-pere”, cioè l’emissario fognario sud, i lavori per il passante ferroviario e la creazione di un grande collegamento viario “l’attraversamento del centro storico in galleria che si allaccerà al prolunga-mento di via Imera passando sotto piazza Indipendenza per collegarsi con via Basile.”
Ho atteso pazientemente, ma chiunque può riscontrare il “non mantenimento” degli impegni presi. Sino al crollo del muro su Piazza Indipendenza nello scorso inverno.
Andiamo con ordine. La storia pubblica del Cortile Criscione inizia con l’apposizione da parte del Comune nel 1872, come testimoniano una lapide sul posto e un atto notarile, di un antesignano vincolo di quasi “non edificabilità” per “mantenere la vista dei giardini” su via Colonna Rotta, quando il sindaco Peranni aveva stipulato un patto oneroso con i proprietari del terreno sottostante per continuare ad ammirare uno dei panorami più belli della città, una distesa di coltivazioni verdi e curate che seguitavano a perdita d’occhio sulla depressione del Papireto e di Danisinni.
Delle vicende dell’emissario fognario sono prova gli allagamenti, sino allo scorso inverno, del “vallone di Via Imera”. I lavori del passante ferroviario sono in corso, e stravolgeranno l’assetto viario della zona, da Via d’Ossuna a Corso Tukory, il progetto prevede cambiamenti di quote, spostamenti del tracciato viario, demolizioni, rampe di collegamento, posteggi, ecc. Insomma la completa modificazione di questa parte di città.
Della folle idea di attraversamento “in galleria del Centro storico” se ne parla da prima della secon-da guerra mondiale, non facciamo commenti.
Tutto, insomma, concorre ad una idea di città sempre più a misura d’auto, e non d’uomo.
Nessuna riflessione abbiamo invece letto, in questi sette anni di attesa, su cosa socialmente rappresentano oggi Porta Nuova, Piazza Indipendenza, Cortile Criscione, Danisinni. I luoghi della “Bi-sca con allarme luminoso” in cui fece irruzione nel 2002 la Guardia di finanza trovandovi puntate sino a cinquemila euro? La denominazione di una famiglia mafiosa, quella, appunto, di Porta Nuova? Un luogo di quotidiana anarchia, con giostre dentro le aiuole, venditori vari (di frutta e verdura, di pane abusivo…) che invadono marciapiedi e sedi stradali (che fine ha fatto il “regolamento per l’installazione dei chioschi autorizzati alla vendita di piante e fiori” approvato dalla giunta comunale nel marzo del 2007?), posteggiatori abusivi ben tollerati, sosta doppia e tripla che produce ingorghi d’ogni tipo? Un insieme di “centrali di spaccio” e consumo di stupefacenti, come facilmente può verificarsi passando la sera attorno all’obelisco che ricorda appunto le vittime per l’Indipendenza, o nella zona di Via Imera?
E’ una variante, consentiteci, della riflessione di Sergio Troisi su Repubblica, su una città che non sa, e non vuole, “progettare il contemporaneo”: contemporanei sono (o dovrebbero essere) i progetti e le persone che li vivono (o subiscono), contemporanei sono i legami tra assetto del territorio e sociologia, e contemporanee e future possono essere le conseguenze di scelte improvvide.
Se Palermo fosse “capitale”, come spesso millantano gli amministratori comunali, provinciali e re-gionali, Piazza Indipendenza, con la limitrofa Villa Bonanno (ormai anch’essa fondamentalmente un posteggio), sarebbe il centro del mondo, con le sedi del Governo e del Parlamento regionale, con i comandi di tutte le forze armate, con la sede delle gerarchie ecclesiastiche, con i più noti monumenti cittadini.
Se Palermo fosse capitale. Ma non vuole esserlo.
Giuseppe Scuderi (con qualche citazione dai testi di Lucio Forte)

lunedì 3 agosto 2009

DUBBIO


Vi confesso che, per un attimo, leggendo qualche mese fa questa locandina pensai alla Cattedrale di Noto, alla Chiesa di Gibellina...
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 29 luglio 2009

ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE SI ERA ASSOPITO...


Non sull'autobus, come la vecchina del post precedente, ma sulla sua carrozzella, nei pressi di San Giuseppe dei Teatini, si è assopito non un pescatore, come cantava De Andrè, ma uno 'gnuri panormitano.
Grazie a Gigliola Siragusa per la fotografia
(Giuseppe Scuderi)

martedì 28 luglio 2009

ESTATE PALERMITANA


Caldo, attesa, stanchezza, durata del viaggio. Io, intanto, ma'arriposu tanticchia
(Fotografia di Giuseppe Scuderi, autobus in Via Libertà)

venerdì 24 luglio 2009

Un sorriso per l'estate


Fotografia di Lucio Forte, il ristorante più allegro che c'è... Buon caldo a tutti
(Giuseppe Scuderi)

giovedì 16 luglio 2009

COME IL POSTINO

Quasi come il postino, anche il 103 si fa vivo due volte. Potete scegliere. La fermata è quella di Via Roma, all'Ecce Homo. La "palina" è una di quelle vecchie, ma rimasta lì per gli incredibili contenziosi tra le ditte che avevano appaltato gli spazi pubblicitari e l'AMAT, che ha sì installato quelle nuove (con indicazioni ben più chiare e moderne), ma non ha nè rimosso nè coperto quelle vecchie e incomprensibili come questa (e nemmeno con due 103 si fa un 206)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 8 luglio 2009

LASCIARE LIBERO?


Da oggi qualche foto di Lucio Forte torna a nobilitare questo suo blog. La prima è questa, che traggo da quelle che, nel 2005, fece per la mostra sulla Vucciria che, con la Fondazione Salvare Palermo, organizzammo a Palazzo Branciforte.

Chissà se nel frattempo sono riusciti ad aprire la saracinesca.

(Giuseppe Scuderi)

venerdì 26 giugno 2009

ALTRI TEMPI


Copio dalla rassegna stampa dell'evento.


"Hollywood di Maurizio Cattelan un progetto speciale per la Biennale di Venezia, 2001. con il patrocinio della Città di Palermo e il contributo dell'azienda AMIA - Insieme per l'ambiente"


Palermo 8 giugno 2001 "La California atterra in Sicilia. Una nuova Hollywood sta crescendo tra palme, ulivi e rifiuti sulle colline di Palermo. Hollywood: 170 metri di lunghezza, nove lettere gigantesche, alte 23 metri. Una replica dell'insegna originale di Hollywood. Un intervento ciclopico, che trapianta il sogno americano nel cuore della Sicilia, a Palermo. Sulla collina di Bellolampo, sopra la discarica di Palermo, si snoda il profilo di Hollywood: un'allucinazione collettiva che e' anche un'immersione nella realtà piu' dura della cultura italiana".


(Ringrazio Vito Ippolito per la fotografia, Giuseppe Scuderi)

mercoledì 24 giugno 2009

PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA


Tra le sciagure prossime venture per le nefaste teorie sul "mercato", c'è, lo sapete, la "privatizzazione delle acque". Quello che vedete è un esempio "fai da te" di quella che nel palermitano si chiama "mafia dell'acqua", si tratta di una delle sorgenti del Fiume Oreto, da decenni, se non da secoli, "privatizzata", forse anche "legittimamente", dai proprietari dei terreni in cui si trova, addirittura con una porta che mura la grotta naturale.
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 17 giugno 2009

DIVIETO?

Qualcuno ha mai visto un'automobile, una moto, o anche un autobus rispettare questo limite di velocità? Se i vigili urbani vi piazzessero un autovelox il comune incasserebbe un bel po'
(Giuseppe Scuderi)

martedì 9 giugno 2009

DUE AUTORI, STESSO SOGGETTO

In alto Michele Catti, Ultime foglie (fine sec. XIX).
In basso Diego Cammarata, Inquinamento (fine sec. XX)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 3 giugno 2009

RACCOLTA DIFFERENZIATISSIMA


In un vicolo del Centro storico, efficienti servizi di raccolta differenziata di tutto quanto non dovrebbe esserci (frigoriferi con gas bucaozono, fotocopiatrici con polveri spirtusapolmoni, plastiche maidegradabili ecc)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 27 maggio 2009

PER LUCIO, TRE MESI DOPO

Troppo poco.
E’ questo l’unico titolo, coscienti del suo essere ossimoro, che possiamo usare per ricordare qui dieci anni di amicizia con Lucio.
Troppo poco il tempo per conoscerci, troppo poche le cose fatte insieme rispetto a tutte quelle che avremmo voluto fare.
Tanto, invece, quanto ci legava. All’esterno e all’interno del nostro essere. All’esterno la passione per la “descrizione”: la descrizione di un luogo, di una emozione, ma anche la descrizione di uno stato d’animo, di un’idea.
Lucio aveva più strumenti di noi per “descrivere”: aveva la parola, scritta o detta, la fotografia, la musica.
La parola: quante volte i suoi scritti, sul nostro per, su Repubblica, e da ultimo nei siti internet che lo vedevano collaboratore e promotore, si son fatti leggere tutti d’un fiato, tanta era la sua capacità di tener desta l’attenzione del lettore, di aggiungere ricordi, citazioni, che più che impreziosire narrativamente i suoi racconti (la gioventù negli anni della ricostruzione postbellica, la frequentazione di tanti quartieri della città nel cambiare residenza) li rendono vivi, cronachistici, affrancandoli dal gusto della languida memoria, dal camminare con lo sguardo al passato, che, purtroppo, segna spesso il nostro dire (e fare). Per lui invece tutto era vivo, quotidiano, e destinato al futuro: le analisi dei luoghi (quanto abbiamo detto e scritto insieme su Piazza Indipendenza, sui cortili del Centro storico…), le storie umane (dei mendicanti come degli artisti, degli emarginati come dei protagonisti).
La fotografia, la passione che ci ha accomunato: non per stare a cincischiare di mezzo diaframma in più o in meno, di quanti megapixel avesse l’ultima macchina comprata. Ma per tutte quelle parole, (ancora la “parola”) che le sue fotografie pronunciavano, fossero immagini di strade, di luoghi, di cose, o di uomini, a cui i suoi scatti, appunto, davano la voce. Quel concetto di “scrivere con la luce” con cui può tradursi la parola fotografia.
La musica, i poeti cantautori, il jazz. Dai primi traeva frasi, espressioni, che quasi sembravano scritte proprio per descrivere le sue fotografie, dal secondo l’intensità, la coesione espressiva.

E un solo fortissimo filo, quasi una catena, ha legato, nella storia di Lucio, parola, fotografia, musica: l’idea. L’idea, lasciatecelo dire, sociale e socialista. Tutti i suoi scritti sono percorsi da una richiesta di “giustizia sociale”, sia che scrivesse della malasorte di un cimitero abbandonato che del disagio umano di un quartiere degradato, della memoria di una storia cittadina o della necessità di ordinare un vecchio archivio scomparso nelle pieghe della burocrazia.

Idea che si esprime, ancora oggi che tocca a noi adoperarle, nelle password che aveva scelto per i suoi collegamenti internet. E che, gelosamente, custodiremo.
Andrea Ardizzone e Giuseppe Scuderi

martedì 19 maggio 2009

MOLTO PIU' BRAVI


Questo paramento murario ha quasi quattrocento anni, e sicuramente è uno dei più belli della nostra città. Per chi non se ne fosse accorto, è all'inizio di Via Toledo (quella che da dopo l'Unità d'Italia chiamiamo Corso Vittorio Emanuele), poco sotto Porta Nuova, e quando fu costruito, probabilmente su progetto dell'architetto del Senato Mariano Smiriglio, l'edificio era l'Ospedale Militare dedicato a San Giacomo. E gli scalpellini che lo realizzarono erano molto più bravi di quelli di oggu

(Giuseppe Scuderi)

martedì 12 maggio 2009

CHIEDE GIUSTIZIA

"Nino Agostino fu ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini insieme alla giovane moglie che era incinta. Era un agente del commissariato San Lorenzo, ma in realtà avrebbe lavorato per i servizi segreti sotto copertura. Un suo collega infatti ha rivelato ai magistrati di una confidenza ricevuta da Agostino: "Mi confidò – ha detto – che collaborava con i servizi segreti per la cattura di Provenzano". I servizi segreti, interrogati in merito, hanno sempre negato. Tre anni fa però è stato fatto ricorso al segreto di Stato. La morte dell’agente Agostino è ancora avvolta dal mistero. Vi è un solo pentito che ha raccontato di questo omicidio, Oreste Pagano, il quale ha affermato: "Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì" (notizie tratte da varie fonti internet)
Vincenzo Agostino, il padre dell’agente ucciso, ha promesso di non tagliarsi la barba fino a quando i killer di suo figlio non saranno assicurati alla giustizia.

E così, infatti, lo abbiamo fotografato il 18 aprile a Piazza Pretoria.
(Giuseppe Scuderi)

martedì 5 maggio 2009

SICILIANI ILLUSTRI


Lo scorso 29 aprile, al Teatro Politeama, il Centro Pio La Torre ha, per il ventisettesimo anno, ricordato il segretario regionale del Partito Comunista Italiano, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982 in Via Generale Turba.
Quest'anno lo ha fatto affidando a Vincenzo Consolo la scrittura di un "atto unico", che in un'ora ha raccontato, splendidamente e commoventemente, la vita di La Torre, la Sicilia dal dopoguerra ad oggi, la genesi della mafia attuale.
Concludendo, magistralmente, con una "anticitazione" del Gattopardo: che non i principi, i baroni, i feudatari furono i "nobili di Sicilia", ma i contadini, i sindacalisti, i militanti, le vittime. Questi i "nobili" da celebrare.
(Giuseppe Scuderi)

martedì 28 aprile 2009

IN TEMPI DI CRISI


Non so quanto possa essere "utile" nella vita domestica quotidiana un pensionato "sino a 90 anni". Però se ne aveste bisogno, potete rivolgervi a loro...

(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 22 aprile 2009

PROPRIO IMMACOLATA NON E' PIU'


La maestosa colonna dell'Immacolata di Piazza San Domenico, uno dei più significativi monumenti-simbolo della città, è ormai in agonia. Soffocata dall'inquinamento (Via Roma è, dati ufficiali, una delle strade più inquinate d'Italia), stritolata dal parcheggio sino ai bordi della gradinata, e, infine, terreno fertile per la crescita di erbe spontanee, nonchè deposito, da un anno all'altro, dei rinsecchiti fiori che i devoti le portano nella sua ricorrenza.

(Giuseppe Scuderi)

martedì 14 aprile 2009

CERTE COSE PRIMA ERANO UN SEGRETO

Siamo rimasti proprio "basiti" leggendo, nel cartello di un fioraio palermitano, che nell'offerta fosse compresa anche la "buche da sposa a scelta". Non solo compresa, ma anche "a scelta"
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 8 aprile 2009

ARRESTI

Ieri mattina, verso le cinque più o meno, sono stato svegliati da un vociare proveniente dalla Strada. Erano i parenti dei diciassette arrestati per spaccio che arrivavano davanti la squadra mobile al seguito del congiunto ammanettato. Le donne in pigiama e vestaglia: quelle da 100 chili e quelle da 35-40; mi ha sempre colpito questo confronto (che vista la mia vita nel centro storico ho sempre potuto fare), tra quelle ingrassate a pane e pasta (che costano poco) e quelle così affamate e abbiliate, sempre con la sigaretta accesa, senza più voce per una vita di urla, che sembrano dover morire da un momento all'altro. Sono madri, sorelle, mogli, fidanzate. I loro capelli tinti biondo platino mostrano abbondantemente la "ricrescita" nera (inserto: ero in una putia di via castro a comprare qualcosa, entra una ragazza e chiede "il colore da due euro", "è aumentato" dice il tizio, "ora è dueequindici". "Tu po' tieniri" è stata la risposta). E i bambini: tutti. Quelli piccoli avvolti nelle coperte e annacati nervosamente, al punto da essere scossi e schiaffeggiati se continuano a piangere. Le "femminucce" che corrono saltellando. I "masculiddi" già atteggiati a grandi, con le mani in tasca e il cappellino. Da un altra parte gli uomini: i fratelli, i padri, i cognati, gli zii, qualche amico. In silenzio, fumano appoggiati agli alberi o seduti sui maxiscooter con cui sono arrivati, non parlano. La sceneggiata spetta sempre alle donne: l'urlo quando la volante esce sgommando direzione ucciardone, l'ammollarsi delle gambe ed il sostegno delle sodali. I maschi salutano, e promettono di andarli a trovare al primo colloquio. E alla fine, dopo qualche sputo ai poliziotti e qualche insulto alle loro madri, si dileguano lentamente, in silenzio, scomparendo di nuovo dai vicoli da cui erano emersi.
Palermo, centro storico, anno di grazia 2009
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 3 aprile 2009

Finalmente affollato




Finalmente affollato l'Albergo dei Poveri. Non di poveri, per fortuna, ma degli studenti che visitano la mostra degli elaborati del Concorso Conosci il tuo museo, prodotti da oltre 100 scuole di tutta la Sicilia "per la conoscenza del patrimonio museale siciliano". Si può visitare tutte le mattine (tranne il lunedì) sino al prossimo 30 aprile.


(Giuseppe Scuderi)

venerdì 27 marzo 2009

Vorrei dirti,caro Lucio,quanto tu sia presente,seppure da ..qualche altra parte,e continuando a pubblicare la seconda e la terza parte del mio articolo sul Marocco,sento di averti vicino ,anche se non ci sei più con i tuoi commenti,le foto e le accurate scansioni che completavano quanto scrivevo.Grazie


MAROCCO*parte terza*


Di Augusta Modica

La guida marocchina continuava a parlarmi dei grandi cambiamenti del suo paese,attuati e promossi da un giovane re,colto e per di più amante della tradizione e del progresso;felice combinazione che accetta il nuovo senza escludere il passato,le origini,la storia.Spiegò un giornale,scritto in francese,dicendomi:”Ecco questo è il sovrano Mohamed VI”.Vidi il volto ambrato di un uomo sui quarant’anni con una espressione attenta e seria.Leggendo l’articolo che accompagnava la foto,mi sembrò di scorrere le pagine delle “Mille e una Notte”perché,come in quel libro,ogni volta che si nominava il re,venivano scritte le frasi augurali:”..che Allah lo conservi”oppure “che Allah gli dia salute e vita”etc..
Il giorno dopo presi parte ad una gita che doveva portarmi a Chaouen,il pullman attraversava campagne coltivate e vasti tratti con una vegetazione molto simile a quella mediterranea e poi tante palme,di diverse specie,non funestate dal ‘punteruolo rosso’,si fermò su una collina ,dove in un lussuoso albergo con una magnifica vista, ci fermammo per bere qualcosa e trovammo la guida del posto,che ci accolse con cordialità e molta cortesia.Mentre ero al bar,per bere il mio caffè,vidi in un grande salone,vicino la hall,sdraiati sui divani,disposti lungo le pareti,un gruppo di uomini alti e robusti,vestiti con i “djellaba” molto eleganti e di buon taglio,parlavano tra di loro con voci forti ma senza gridare,si vedeva che erano lì per un convegno o un seminario.Di nuovo,osservandoli,entrai in conflitto con le mie idee e il mio modo di essere.Apparivano sicuri,virili,forse leggermente arroganti e certamente molto presi dal loro mondo maschile ed esclusivo,non potevo fare a meno di guardarli con una punta di ammirazione e di paragonarli con gli uomini europei talvolta incerti,nevrotici,insicuri,la cui virilità,messa a dura prova,vacilla a causa di donne….che, come me, ambiscono ad una giusta uguaglianza,certamente pagata con il suo doveroso prezzo!
Con le due guide,ci inoltrammo lungo un sentiero che portava a Chaouen,una città..come dire, una porta che si spalanca,accendendo curiosità e cambiandoti,perché non si può rimanere non toccati e quelli di prima dopo essere stati a Chaouen.Nella Medina,le strade,strettissime, come vicoli e le case,ad un piano o a due, spesso unite da archi con intarsi, colori di tutte le variazioni del blù;dal cobalto al celeste che si scolorivano sino ad avvicinarsi al bianco, e dappertutto scivolavano uomini,donne, bambini che passavano senza urtarti o toccarti.Appoggiate ai muri,sedute a gambe incrociate, si vedevano donne con grandi cappelli a ponpon e stoffe di cotone a righe annodate in vita che vendevano erbe aromatiche come rosmarino e menta profumatissima, disposte in grandi ceste di vimini:Dalle botteghe artigianali che vendevano ceramiche,abiti,gioielli,tappeti,sfuggivano odori speziati che si mescolavano agli aromi delle erbe,talmente acuti ed inebrianti che ti sembrava di camminare come in un sogno!All’improvviso sentii una voce acuta e girando l’angolo della strada vidi un mendicante con le stampelle e un turbante,un occhio privo di vista che faceva saltare tra le mani una ciotola con delle monete,chiedendo la carità ai passanti :“..per amore di Allah!”implorava.
La guida marocchina,sorrideva vedendo il mio rapimento e sentendo la mia emozione;conosceva gli occidentali,mi disse che la religione era un modo di vivere,di mangiare,di costruire,di creare e che c’erano gruppi di uomini e donne che si riunivano per parlare dello spirito,dell’anima.Da tanto tempo non pensavo “all’anima”avevo quasi perso il ricordo del significato di questa parola che mi colpì nuovamente con forza facendomi sentire che il pensiero poteva ripercorrere i percorsi filosofici e culturali che la riguardavano.Smarrita tra queste sensazioni,mi accorsi che eravamo arrivati nel luogo(non riesco a chiamarlo ristorante)dove avremmo pranzato,con lunghe tavole e panche e cibi fumanti serviti in un piatto chiamato “Tagin”con coperchio di terracotta a forma di piramide.Ci servirono il tè in bicchieri con foglie di menta e potei,così tirare il fiato e scendere sulla terra.Dopo il pranzo girammo per i negozi di tappeti e arazzi di tutte le grandezze e di tanti colori e dappertutto,guardandomi dicevano,come il mio amico Lucio Forte:”Ah.. les yeux verts..!”Devo dire che in un paese dove tutti hanno gli occhi scuri,i miei occhi chiari hanno riscosso un lusinghiero successo!
Mentre i miei compagni preferivano sostare all’ombra,seduti ai tavolini per bere e riposare,seguii la guida verso la Source de Ras el-Ma, una sorgente che forma una cascata che finisce nel fiume Laou ,e di nuovo,camminando lungo le sponde erbose,alzando lo sguardo verso la riva opposta,mi stropicciai gli occhi perché non riuscivo a credere a quello che vedevo;c’erano delle donne che lavavano, nelle acque del fiume, tappeti e coperte,strofinandoli di sapone con delle spazzole e,poi,distendendoli sull’erba ad asciugare.Erano così intente al loro lavoro che non fecero caso alla mia presenza e ai miei sguardi e si notavano l’abilità e la destrezza con la quale eseguivano il loro compito,sembrava che non sentissero la fatica,tanto i loro movimenti erano aggraziati e leggeri.”Mi ricorda il mio villaggio,anche mia madre lava i tappeti nel fiume”disse il mio compagno,guidandomi nuovamente verso la Medina.Era pomeriggio inoltrato,la luce si faceva dolce disfacendosi nell’aria,ripercorrendo le strette vie vidi,d’un tratto una figura che spiccava nella folla perché era tutta vestita di veli neri,lunghi sino a terra e sul capo portava un cappello alto,senza falde,con un velo che copriva tutto il volto senza lasciare aperture per gli occhi,”E’ una donna,talune appartengono a famiglie con una tradizione fortemente integralista”disse la guida,ma io notai che il corpo era stretto e magro e che camminava con una scioltezza e una padronanza poco femminile.Nei pochi secondi che questa apparizione rimase nel mio campo visivo,lasciando una traccia indelebile nel mio ricordo,pensai che si muoveva,non tra la folla,ma come fosse al di fuori dominando tutti noi.In qualche modo la sto ancora ….seguendo!

domenica 22 marzo 2009

Dal Marocco con Stupore
*seconda parte*
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di Augusta Modica



Non c’erano solo gabbiani ma anche grandi uccelli,simili agli aironi,con ampie ali chiare orlate di nero che volavano molto in alto al di sopra degli alberi del parco, vicinissimo alla spiaggia. Camminavo lentamente e guardando l’orizzonte,ne percepivo una linea pochissimo curva,differente da quella del mare,inoltrandomi sulla battigia fui attratta da un gruppo variopinto:tre cammelli,due grandi e uno piccolo,quest’ultimo con un pelo fitto tutto a riccioli sui fianchi e sulla schiena .Accoccolati vicino ,c’erano i cammellieri,vestiti di tutto punto,con cappelli ornati di strisce colorate e campanelli e secchi ,con le palette per raccogliere gli escrementi .Mi strofinai gli occhi perché l’essere bambino che ho dentro cominciò a strillare per la gioia,incantata mi avvicinai per guardare;avevano gualdrappe a colori vivaci sui dorsi e i musi avvolti in reticelle,tranne il piccolo che masticava girando elegantemente la testa,socchiudendo i grandi occhi scuri orlati da lunghissime ciglia. Non potei resistere,mi avvicinai e allungai una mano per fargli una carezza sul muso,ma…il piccolo arricciò il labbro,schiudendo di scatto i denti per darmi un morso,spaventata balzai indietro,battendo,poco elegantemente,il sedere sulla sabbia tra le risate divertite dei cammellieri!Strofinandomi la parte dolorante mi avviai verso la zona ristoranti che per fortuna(amo camminare)era molto lontana.I sentieri si srotolavano davanti a me tra tappeti di erba bagnata di rugiada,alberi e aiuole con farfalle che confondevano le loro ali con i petali dei fiori.L’aria era sempre molto pungente e il profumo dell’erba,tagliata di recente saliva alle narici,ricordandomi risvegli in fredde mattine durante i miei soggiorni in Inghilterra….!Mi informarono,più tardi,che la parte a nord del Marocco,nel mese di luglio,ha di queste giornate velate con appena un accenno di nebbia e..brividi!
Tangeri mi aspettava e così mi affrettai a salire sul pullman dove c’era la guida,un marocchino vestito con il costume nazionale che portava con disinvoltura e che gli stava a meraviglia.Alla luce del giorno potevo vedere la strada statale larga e bianca, lungo i bordi, aiuole e alberi,dove giardinieri,uomini e donne,con i vestiti ben abbottonati e cappelli a larghe tese,zappavano sarchiavano,curavano le piante,tutti concentrati sul loro lavoro,senza alzare la testa per guardare chi passava.Che differenza con la volgarità e l’arroganza degli operai,intenti svogliatamente a sistemare strade o marciapiedi nella mia città,con la sigaretta in bocca,il sudore che scorre sui dorsi nudi e le pance enormi e arrossate esibite senza vergogna da giovani e anche da vecchi.Ricordo che l’estate scorsa,lungo il Viale della Libertà,vicino la Banca dove ho il conto,di fronte il Giardino Inglese,c’erano un gruppo di muratori,intenti al loro lavoro(si fa per dire!)rispondenti alla mia descrizione e che ai miei sguardi di disapprovazione,rispondevano con occhiate impudenti e alzate di spalle!
La città,non molto grande,mostrava un aspetto moderno,con le strade senza cartacce o sporcizia,non c’erano mendicanti e le persone avevano un aspetto lindo e pulito,fui affascinata dalle donne;molte, anche giovani, portavano il velo in testa e anche i jeans.Questo contrasto era molto particolare e poi il velo era accomodato con grazia e con tanta abilità che non si spostava minimamente, e incorniciava i volti accentuando la bellezza degli occhi scuri.Alcune donne di età portavano il “djellaba”, un caftano lungo sino ai piedi,con le maniche ai polsi,le stoffe,morbide,accompagnavano i movimenti del corpo,regalando una andatura sciolta ed elegante.Due o tre signore che facevano parte del mio gruppo,avevano magliette di cotone che non riuscivano a dissimulare i rotoli di grasso alla vita e bermuda che,ahimè, facevano vedere cellulite e vene varicose,e per completare, cappelli da ragazzo con visiera per ripararsi dal sole!Dal punto di vista estetico non si poteva esitare a scegliere le signore marocchine e poi,guardando i loro abiti,si notavano le stoffe leggere e fresche che favorendo il movimento e,non aderendo al corpo,lasciavano passare l’aria e,probabilmente erano molto più comodi degli abbigliamenti “casual” di noi europei.
Molto incuriosita,rivolsi molte domande alla guida sul “velo”e sui rapporti tra uomini e donne.Lui parlò a lungo descrivendo una dimensione di vita,che non potevo condividere,ma che mi faceva intravedere un mondo in cui ogni gesto acquista un significato quasi arcano e denso di mistero.”La moglie mostra la sua bellezza solo al marito”mi disse e difatti non si spogliano quando sono al mare e rimangono vestite sulla spiaggia,bagnandosi soltanto in spiagge molto isolate e lontane da occhi indiscreti.
Certamente questi costumi appaiono lontanissimi dal nostro modo di vivere e il mio “spirito guerriero”che,sempre si è ribellato a qualsivoglia costrizione si rivolterebbe se dovesse sottostare a tali prevaricazioni.Ma…ma..Soffro di fantasia!Alle parole del marocchino, scivolarono nella mia mente una sequenza di immagini di uno smagliante erotismo, da trattenere il respiro e battere velocemente il cuore!Vedevo una serie di stanze senza mobili,con tappeti e cuscini sui pavimenti,un uomo accoccolato a gambe incrociate ed una donna che lentamente avanzava, scoprendosi di tutti gli indumenti ,lasciandoli cadere con ampi gesti lungo il cammino,senza ostentazione o provocazione,come inconsapevole di se non nell’attrazione provata, e il velo che si toglie dalla testa,scuotendo i lunghi capelli è,finalmente,come un segnale per l’uomo che si alza per ghermirla in un amplesso che sembra una violenza ma….non lo è!

venerdì 6 marzo 2009

CIAO LUCIO


Ciao Lucio. Ci rivedremo, prima o poi, ci rivedremo anime sorridenti, o spiriti allegri. Continueremo a scriverti, anche qui, nel tuo blog, oggi senza "rosa".
Un abbraccio, Giuseppe e tutti i tuoi amici

mercoledì 25 febbraio 2009

CACCIA AL TESORO


Sicuramente è uno dei tesori della storia della nostra città. Chi altri sa dov'è?

venerdì 20 febbraio 2009

VERGOGNA


Vergogna, senza il "Piazza della". E' ciò che dovrebbero provare tutti i consiglieri comunali, attuali e passati, per l'abbandono in cui consentono che viva (se questo è vivere) la Piazza del Teatro del Sole, come pomposamente ancora qualcuno vuol chiamarla. Uno solo, dei quattro canti, si salva dal degrado: quello affidato a Santa Romana Chiesa, con l'edificio dedicato a San Giuseppe.
(Giuseppe Scuderi)

lunedì 16 febbraio 2009

SALE CINEMATOGRAFICHE IN CRISI


Tra cinema in tv (parabolica o digitale), dvd pirata, film scaricabili da internet... certo che il declino delle sale cinematografiche sembra inarrestabile. E l'insegna (fotografata a Reggio Calabria) lo dimostra.

(Giuseppe Scuderi)

venerdì 13 febbraio 2009

C'era una volta...


C'è poco da aggiungere. Palermo, Vicolo Castelnuovo (tra corso Vittorio Emanuele e Piazza Casa Professa). Non tutti eravamo "radicali", ma quella sede era una dimostrazione di confronto, di discussione, anche di contrasto di cui ancora si avrebbe bisogno.
(Giuseppe Scuderi)

lunedì 9 febbraio 2009

Giochi e sogni

Da un paio di giorni sono state riaperte due corsie della problematica "rotonda" di Via Leonardo da Vinci. Aleggia sempre, sulla zona, il progetto delle futuristiche passerelle pedonali, dallo spropositato costo e dalla molto, ma molto, dubbia utilità: forse sono solo un divertimento (ben pagato) per un progettista. Speriamo che il denaro pubblico ad esse destinate si usi meglio.
(Giuseppe Scuderi)

giovedì 29 gennaio 2009

Partendo da un biglietto trovato per terra...


Quello che vedete nell’immagine è un biglietto dell’AMAT, di quelli attualmente in uso.Riporta il marchio dell’Azienda Municipalizzata Auto Trasporti, un numero di serie, un codice di tariffa, la validità di 90’, il marchio di Trenitalia (lo stesso tipo di biglietto, sinora, è stato adoperato anche per il treno chiamato “metropolitana”, ma mi pare di ricordare che la convenzione sia stata appena revocata). E poi, visto che l’ho raccolto già usato, la timbratura con i codici della obliteratrice e l’orario.
Ma io (che sono abbonato all’AMAT dal 1973) l’ho raccolto perché mi ha incuriosito il disegno che ne riempie quasi tutto il campo. Lo conoscete anche voi: è il logo della Assemblea Regionale Siciliana: “Il nuovo logo dell'Assemblea Regionale Siciliana disegnato da Pierluigi Cerri in occasione delle celebrazioni [del LX anniversario dell’Assemblea, 2007] Tra i materiali raccolti e presi in esame per l'ideazione del segno grafico, il vaso neolitico di Paternò che, per la raffinata modellazione delle impugnature e le complesse decorazioni a spirale, ha ispirato il lavoro dell'architetto. Il logo è un segno elementare, raccolto da un passato remoto e generatore di identità, che esprime l'appartenenza dell'ARS ad una cultura antichissima.” No comment sul logo, potrebbe ispirare altri riferimenti.
Ma perché è sul biglietto? Non c’è scritto nulla, nemmeno sul retro. Si pensa che chi compra il biglietto se ne ricordi, e dica, “ah, l’ARS”? Ci credo poco. E’ il segno che contraddistingue i biglietti per le linee che portano il turista a visitare Palazzo dei Normanni? Ma quando mai, figuriamoci se l’AMAT ha simili cortesie. E’ una pubblicità occulta dell’ARS (visto che l’allora Presidente dell’Assemblea Miccichè si lamentò del fatto che solo il 12% dei siciliani conosce l’ARS e le sue attività?)? Ma anche se fosse così non dice nulla. O il simbolo distingue i biglietti che l’ARS, per incentivare l’uso del mezzo pubblico, regala ai suoi dipendenti così la smettono di invadere Villa Bonanno con le loro auto? Mi pare difficile. O il disegno è piaciuto, in generale, al grafico dell’AMAT e lo ha messo lì; e se così fosse, perché ruotato di 90° gradi rispetto alla forma canonica con le anse laterali?
E se di mezzo ci fosse del denaro pubblico (tipo, mettete il logo, e noi vi giriamo, magari attraverso la Fondazione Federico II, un po’ di soldini, ecc.)?
Boh. Ci vorrebbe il commissario Montalbano. Intanto partendo da un biglietto trovato per terra ho scritto 2087 caratteri e 29 righe.
Giuseppe Scuderi

lunedì 26 gennaio 2009

Scegliete voi


Già il Centro storico, ed in particolare la parte del mandamento Monte di Pietà è un dedalo di strade malconcio, se poi una ha addirittura due nomi, buona fortuna!

(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 21 gennaio 2009

Ricordando il Marocco


di Augusta Modica
Dal Marocco con stupore


A tarda notte all’aeroporto di Tangeri per una attesa vacanza a seguito di un anno di intenso lavoro,dopo avere superato svariati sbarramenti di controllo e perquisizioni e avere risposto a pressanti domande sui motivi della mia visita in Marocco, fattemi in un inglese incerto e cantilenante (comprendo il francese ma non lo parlo abbastanza bene) dopo avere riempito moduli che chiedevano informazioni disparate; dal codice fiscale all’indirizzo del luogo dove avrei soggiornato,al mio stato di salute, alla mia città di provenienza, al mio lavoro etc.,andai ad aspettare il mio consistente bagaglio…che non arrivava! Come di certo è capitato a tanti altri sfortunati viaggiatori, anch’io ho provato l’irritazione e il disagio di non avere neanche lo spazzolino da denti per affrontare la prima notte delle mie agognate vacanze, mentre quel che scoteva di più i miei nervi, già messi a dura prova, fu la notizia, datami da un impiegato assonnato e di malumore: il bagaglio non mi sarebbe stato recapitato ma sarei dovuta andare all’aeroporto a ritirarlo! Devo confessare che mi vennero alle labbra diverse considerazioni poco lusinghiere su un Paese che accoglieva così male i malcapitati visitatori ma, guardandomi attorno e avvertendo un’atmosfera non favorevole ad accogliere critiche o rimostranze, preferii inghiottire il rospo e mi avviai verso la macchina che mi aspettava per portarmi al Club Med, vicino Tetouan, dove avevo prenotato, a due ore circa da Tangeri. Solo in seguito seppi che esisteva un altro aeroporto molto più vicino a Tetouan, ma è soltanto per il re e alte personalità, compresi i capi villaggio.
Era la prima volta che venivo in Africa e mi ero fatta delle idee anche piuttosto superficiali
e imprecise.
Freddo in Africa.
L’automobile correva velocemente per strade ampie e pulite fiancheggiate da costruzioni talvolta non terminate che nel buio mi apparivano bucate da finestre di forma stranamente lineare.Erano circa le tre del mattino e c’erano persone per le vie e in qualche locale illuminato,con i tavolini sui marciapiedi,incuriosita,aprii il finestrino ma una corrente fredda mi costrinse a chiudere. Freddo in Africa, dissi a me stessa infilandomi frettolosamente il cardigan di cotone che avevo poggiato sulle spalle, Poi. riflettendo, pensai che l’escursione termica abbassava la temperatura e continuai a guardare, sentendomi vagamente stupita senza capirne la ragione. All’improvviso scossi la testa aguzzando lo sguardo, perché al cervello mi era arrivata l’immagine, insolita, di persone compostamente sedute che parlavano invece di urlare o ridere sgangheratamente camminavano per le vie, senza barcollare e senza bottiglie in mano. L’autista, un bellissimo ragazzo greco con i capelli ricci, che si chiamava Themelis, osservando la mia espressione stupita mi disse in ottimo italiano (la madre era siciliana):”Non bevono alcool, non possono e non vogliono; lo impedisce la loro religione”e aggiunse, sorridendo che c’era la polizia a ricordarglielo nel caso che avessero derogato a questa regola.Mi appoggiai al sedile riflettendo; certo sapevo che l’Islamismo prescrive l’astensione dall’alcool ma,scioccamente, non mi aspettavo che tutti, abitanti e turisti vi si conformassero, alla lettera. E fu l’inizio per me di un lungo cammino di conoscenza del Marocco che come dice un poeta marocchino,Tahar ben Jelloun “..è un susseguirsi di porte che si spalancano a mano a mano che si avanza”.
Lavoratrici velate

Non c’erano cumuli di rifiuti, lattine, carte o cani randagi, per quanto girassi la testa tutto appariva stranamente ordinato; erano ormai le quattro della mattina e cominciai a notare gruppi di uomini e donne, molte di queste con il velo, decentemente vestite salire su piccoli pullman.”Vanno al lavoro”disse il ragazzo greco”Affittano un veicolo e vanno a lavorare insieme” e aggiunse che dieci anni fa,percorrendo questa stessa strada con il pulmino per prendere o lasciare i turisti del villaggio, pregava con tutte le sue forze che non si forasse nessuna gomma e che il motore non si guastasse perché c’erano torme di mendicanti, di gente che graffiava, implorando, i vetri della macchina, bambini forse malati o addormentati sul selciato,vecchi con gli occhi chiusi e le mani rattrappite sul petto”.Dieci anni”: Pensai che in dieci anni una realtà tragica era mutata così radicalmente e senza stravolgimenti, cioè senza che le costruzioni somigliassero anonimamente alle periferie di Roma, Atene o Palermo la mia bella città “Rosa e Nera”il cui decadimento sembra torbido e irreversibile! Era evidente che i piani regolatori erano rispettati, i colori erano tenui e i cantieri aperti testimoniavano una crescita controllata di abitazioni e locali grandi e piccoli.Ero molto stanca e fortunatamente la macchina imboccò un lunghissimo viale che sembrava snodarsi in mezzo ad un parco; sbadigliando entrai in un bungalow di pietra, interamente coperto di rampicanti, rabbrividendo all’aria frizzante della notte.
Dormii sodo e a lungo senza neanche la goccia di profumo francese che sembrava fosse la camicia da notte di una famosissima attrice americana di tanti anni fa. Mi svegliò, molto tardi, un fruscio che si allontanava e si avvicinava come un sospiro trattenuto; sapevo che era l’oceano e, ansiosa di vederlo, corsi verso le grandi porte finestre spalancandole. Il cielo era di un grigio chiaro, la spiaggia a perdita d’occhio, cosparsa di piccoli gigli bianchi che spuntavano dalla sabbia; chinandomi a raccoglierne uno notai che sulla sabbia c’erano innumerevoli conchiglie di tutte le grandezze e di diversi colori sfumati. La battigia era molto ampia e minuscole onde scivolavano sulla sabbia compatta e lucida come un pavimento. L’acqua dell’oceano era molto fredda ma sembrava massaggiarti vigorosamente la pelle dandoti energia mentre gli occhi mi si spalancavano; una sensazione insolita e mai provata.

-continua.




giovedì 15 gennaio 2009

COMPETENZE


Copio e incollo dal sito del comune di Palermo, alla voce Assessori in carica: "Mario TINERVIA, Assessore Traffico e Polizia Municipale Deleghe: Traffico e Mobilità, Polizia Municipale. Nato a Palermo il 02/01/1965, diplomato in odontotecnica, è dipendente di uno studio odontoiatrico a Palermo. Nel 2004 ha conseguito due Master - a Bruxelles e a Strasburgo - in Relazioni politiche tra la Comunità Europea e gli Enti Locali" Mi sfuggono i nessi reciproci tra gli studi conseguiti, la professione esercitata, i due Master..., e le deleghe assegnate.

Mah!

(Giuseppe Scuderi)

martedì 13 gennaio 2009

LA MALASORTE DEI QUATTRO CANTI

Qualche voce di protesta si è levata, qualche proposta di "uso pubblico" è stata avanzata, ma intanto il "mercato" va per la sua strada. E così, dopo il Palazzo di Rudinì (quello della Libreria Dante) posto in vendita, dopo il Palazzo Bordonaro squallidamente scorticato e abbandonato, il Palazzo Costantino con la ristrutturazione a destinazione alberghiera sul viale del tramonto, la metafora del disastro amministrativo cittadino si arricchisce di un altro tassello.
Complimenti a tutti quelli che, nell'ormai oltre mezzo secolo di storia repubblicana, avrebbero dovuto avere il "dovere" di mantenere la memoria, anche attraverso gli edifici, della nostra storia.
(Giuseppe Scuderi)

Grazie Giuseppe .
Per ora, in questo inverno del nostro scontento, affido essenzialmente a te il blog; perchè esso continui a vivere e a denunciare tutto quello che di nero ingiustamente ammanta la nostra cara Città.
Lucio.

lunedì 12 gennaio 2009

TRENT'ANNI FA

Esattamente trent'anni fa. Ci manca
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 7 gennaio 2009

ISOLATA


La torre di Isola delle Femmine, per quel poco che ancora ne rimane (foto di Gianfranco Zanna, Legambiente). Auguriamole buon anno, sperando che non vada giù del tutto

Giuseppe Scuderi

giovedì 1 gennaio 2009

2009. Buon Anno Città rosa e nera.!!!

E' l'alba. La mia prima foto 2009 non poteva che essere dedicata a questa bellissima e cara Città che spesso fa di tutto per non farsi amare (l.f.)