lunedì 14 dicembre 2009

TV SPAZZATURA


Probabilmente il cassonetto, per ora, è il posto migliore dove collocare le TV, anzichè accenderle. Anche perchè quel che si vede, accendendole, molto spesso è spazzatura.
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 27 novembre 2009

UFO A PALERMO



Ecco a voi le fotografie di due UFO avvistati non nel cielo ma sui marciapiedi di Palermo (Piazza Politeama e Villa Bonanno).
In realtà non sono poi tanto "non identificati": uno era un totem pubblicitario, l'altro un distributore di sacchetti per "deiezioni canine" (credo addirittura tarato in lire, visto il buon numero di anni da cui lo vedo).
La domanda, che spero vogliate condividere con me nel farla, al pertinente ufficio del Comune, è: visto che da anni non servono più a nulla, quando li togliete? O dobbiamo anche qui aspettare un contenzioso pluridecennale con le ditte installatrici (vecchie tabelle AMAT)? A quando un "processo breve" anche per chi è causa di ciò che arreca disagio, sporcizia ecc.
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 20 novembre 2009

Metà


O al ladro ne serviva solo mezza, o il proprietario è un acrobata del circo
(Giuseppe Scuderi, Centro storico, 2009)

martedì 10 novembre 2009

Buone maniere...


Palermo, Via Nazario Sauro, novembre 2009
(Giuseppe Scuderi)

sabato 24 ottobre 2009

L'ISOLA CHE (QUASI) NON C'E'


Sullo sfondo, quasi invisibile, Ustica. La fotografia l'ho fatta a fine giugno, e l'apparire dell'isoletta ormai nota ai più per la tragedia dell'areo abbattuto, esploso, mi ha fatto pensare a quanti inganni cela questa storia
(Giuseppe Scuderi)

sabato 10 ottobre 2009

C'ERA UNA VOLTA...


C'era una volta, nei racconti di mille anni fa, una vallata piena di alberi e di corsi d'acqua.
Oggi c'è quello che vedete
(Giuseppe Scuderi)

martedì 15 settembre 2009

UNDICESIMO COMANDAMENTO


Autolavaggio, Palermo
(Giuseppe Scuderi)

martedì 8 settembre 2009

C'ERA UNA VOLTA UNA PALMA...


Da qualche giorno una trivella campeggia nell’area Quaroni: si è dunque riavviato il cantiere “conoscitivo” propedeutico all’eventuale avvio della costruzione su cui tanto e tanti hanno scritto. Non campeggia più la palma, già per decenni al centro dell’area, poi “spostata” ai margini per avviare il cantiere, e oggi del tutto rinsecchita. Mi tornano così in mente le parole di Henri Bresc, nel suo testo I giardini di Palermo (1290–1460), quando parla del giardino “intus urbem”, dei tanti piccoli giardini nei pressi dei palazzi nobiliari, del “giardino palermitano che è un’impresa che richiede capitali, mano d’opera qualificata e un’economia rigorosa sul piano organizzativo. I coltivatori qualificati, i giardinieri, sono spesso nuovi immigrati… sono i greci della Romania, gli schiavi musulmani; alcuni vengono dalla Lombardia, altri da Roma”. O di Mario Pintagro (ne I monumenti della natura) che ricorda come “a metà del '700, si cominciano ad alberare i grandi stradoni suburbani… E i vecchi baluardi… tornano a vestirsi di verde…nascono così i giardini pensili allo Spasimo, a Porta Guccia, al bastione San Pietro al Palazzo Reale, al bastione d'Aragona al Capo, dove addirittura sorge il primo orto botanico”. O ancora, aggiungo io, la presenza dei “giardini” nei cortili dei grandi complessi conventuali, come quello del Collegio Massimo dei Gesuiti (oggi grande atrio del Convitto Nazionale), dove si produceva quanto necessario ad una comunità di un centinaio di persone. Il giardino è sempre stato sinonimo di civiltà, di rispetto della natura e con essa dell’uomo che ne è parte: forse proprio per questo oggi, purtroppo, gli si preferisce il cemento.
Giuseppe Scuderi

giovedì 3 settembre 2009

SCIENZA DELLA COMUNICAZIONE


Più chiaro di così...
(Grazie a Gigliola Siragusa per la fotografia)

lunedì 31 agosto 2009

CORTILE CRISCIONE, GLI ANNI PASSANO E IL DEGRADO AUMENTA


Il 6 agosto sono trascorsi esattamente sette anni da quando il Sindaco, su Repubblica, rispose alla mia richiesta di “attenzione per una storica vergogna cittadina, il Cortile Criscione a piazza In-dipendenza, nella speranza di un intervento riparatore della secolare incuria”.
Il primo cittadino assicurò di conoscere “la storia del Cortile”, e che c’era “sulla vicenda la massima attenzione”. Aggiunse che “l’Amia ne effettua regolarmente la pulizia. La zona, purtroppo, viene utilizzata come discarica abusiva ed è una di quelle censite e tenute sotto controllo”. E concluse dicendo che “richiederà un po’ più di tempo la sistemazione definitiva… subordinata a tre grandi o-pere”, cioè l’emissario fognario sud, i lavori per il passante ferroviario e la creazione di un grande collegamento viario “l’attraversamento del centro storico in galleria che si allaccerà al prolunga-mento di via Imera passando sotto piazza Indipendenza per collegarsi con via Basile.”
Ho atteso pazientemente, ma chiunque può riscontrare il “non mantenimento” degli impegni presi. Sino al crollo del muro su Piazza Indipendenza nello scorso inverno.
Andiamo con ordine. La storia pubblica del Cortile Criscione inizia con l’apposizione da parte del Comune nel 1872, come testimoniano una lapide sul posto e un atto notarile, di un antesignano vincolo di quasi “non edificabilità” per “mantenere la vista dei giardini” su via Colonna Rotta, quando il sindaco Peranni aveva stipulato un patto oneroso con i proprietari del terreno sottostante per continuare ad ammirare uno dei panorami più belli della città, una distesa di coltivazioni verdi e curate che seguitavano a perdita d’occhio sulla depressione del Papireto e di Danisinni.
Delle vicende dell’emissario fognario sono prova gli allagamenti, sino allo scorso inverno, del “vallone di Via Imera”. I lavori del passante ferroviario sono in corso, e stravolgeranno l’assetto viario della zona, da Via d’Ossuna a Corso Tukory, il progetto prevede cambiamenti di quote, spostamenti del tracciato viario, demolizioni, rampe di collegamento, posteggi, ecc. Insomma la completa modificazione di questa parte di città.
Della folle idea di attraversamento “in galleria del Centro storico” se ne parla da prima della secon-da guerra mondiale, non facciamo commenti.
Tutto, insomma, concorre ad una idea di città sempre più a misura d’auto, e non d’uomo.
Nessuna riflessione abbiamo invece letto, in questi sette anni di attesa, su cosa socialmente rappresentano oggi Porta Nuova, Piazza Indipendenza, Cortile Criscione, Danisinni. I luoghi della “Bi-sca con allarme luminoso” in cui fece irruzione nel 2002 la Guardia di finanza trovandovi puntate sino a cinquemila euro? La denominazione di una famiglia mafiosa, quella, appunto, di Porta Nuova? Un luogo di quotidiana anarchia, con giostre dentro le aiuole, venditori vari (di frutta e verdura, di pane abusivo…) che invadono marciapiedi e sedi stradali (che fine ha fatto il “regolamento per l’installazione dei chioschi autorizzati alla vendita di piante e fiori” approvato dalla giunta comunale nel marzo del 2007?), posteggiatori abusivi ben tollerati, sosta doppia e tripla che produce ingorghi d’ogni tipo? Un insieme di “centrali di spaccio” e consumo di stupefacenti, come facilmente può verificarsi passando la sera attorno all’obelisco che ricorda appunto le vittime per l’Indipendenza, o nella zona di Via Imera?
E’ una variante, consentiteci, della riflessione di Sergio Troisi su Repubblica, su una città che non sa, e non vuole, “progettare il contemporaneo”: contemporanei sono (o dovrebbero essere) i progetti e le persone che li vivono (o subiscono), contemporanei sono i legami tra assetto del territorio e sociologia, e contemporanee e future possono essere le conseguenze di scelte improvvide.
Se Palermo fosse “capitale”, come spesso millantano gli amministratori comunali, provinciali e re-gionali, Piazza Indipendenza, con la limitrofa Villa Bonanno (ormai anch’essa fondamentalmente un posteggio), sarebbe il centro del mondo, con le sedi del Governo e del Parlamento regionale, con i comandi di tutte le forze armate, con la sede delle gerarchie ecclesiastiche, con i più noti monumenti cittadini.
Se Palermo fosse capitale. Ma non vuole esserlo.
Giuseppe Scuderi (con qualche citazione dai testi di Lucio Forte)

lunedì 3 agosto 2009

DUBBIO


Vi confesso che, per un attimo, leggendo qualche mese fa questa locandina pensai alla Cattedrale di Noto, alla Chiesa di Gibellina...
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 29 luglio 2009

ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE SI ERA ASSOPITO...


Non sull'autobus, come la vecchina del post precedente, ma sulla sua carrozzella, nei pressi di San Giuseppe dei Teatini, si è assopito non un pescatore, come cantava De Andrè, ma uno 'gnuri panormitano.
Grazie a Gigliola Siragusa per la fotografia
(Giuseppe Scuderi)

martedì 28 luglio 2009

ESTATE PALERMITANA


Caldo, attesa, stanchezza, durata del viaggio. Io, intanto, ma'arriposu tanticchia
(Fotografia di Giuseppe Scuderi, autobus in Via Libertà)

venerdì 24 luglio 2009

Un sorriso per l'estate


Fotografia di Lucio Forte, il ristorante più allegro che c'è... Buon caldo a tutti
(Giuseppe Scuderi)

giovedì 16 luglio 2009

COME IL POSTINO

Quasi come il postino, anche il 103 si fa vivo due volte. Potete scegliere. La fermata è quella di Via Roma, all'Ecce Homo. La "palina" è una di quelle vecchie, ma rimasta lì per gli incredibili contenziosi tra le ditte che avevano appaltato gli spazi pubblicitari e l'AMAT, che ha sì installato quelle nuove (con indicazioni ben più chiare e moderne), ma non ha nè rimosso nè coperto quelle vecchie e incomprensibili come questa (e nemmeno con due 103 si fa un 206)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 8 luglio 2009

LASCIARE LIBERO?


Da oggi qualche foto di Lucio Forte torna a nobilitare questo suo blog. La prima è questa, che traggo da quelle che, nel 2005, fece per la mostra sulla Vucciria che, con la Fondazione Salvare Palermo, organizzammo a Palazzo Branciforte.

Chissà se nel frattempo sono riusciti ad aprire la saracinesca.

(Giuseppe Scuderi)

venerdì 26 giugno 2009

ALTRI TEMPI


Copio dalla rassegna stampa dell'evento.


"Hollywood di Maurizio Cattelan un progetto speciale per la Biennale di Venezia, 2001. con il patrocinio della Città di Palermo e il contributo dell'azienda AMIA - Insieme per l'ambiente"


Palermo 8 giugno 2001 "La California atterra in Sicilia. Una nuova Hollywood sta crescendo tra palme, ulivi e rifiuti sulle colline di Palermo. Hollywood: 170 metri di lunghezza, nove lettere gigantesche, alte 23 metri. Una replica dell'insegna originale di Hollywood. Un intervento ciclopico, che trapianta il sogno americano nel cuore della Sicilia, a Palermo. Sulla collina di Bellolampo, sopra la discarica di Palermo, si snoda il profilo di Hollywood: un'allucinazione collettiva che e' anche un'immersione nella realtà piu' dura della cultura italiana".


(Ringrazio Vito Ippolito per la fotografia, Giuseppe Scuderi)

mercoledì 24 giugno 2009

PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA


Tra le sciagure prossime venture per le nefaste teorie sul "mercato", c'è, lo sapete, la "privatizzazione delle acque". Quello che vedete è un esempio "fai da te" di quella che nel palermitano si chiama "mafia dell'acqua", si tratta di una delle sorgenti del Fiume Oreto, da decenni, se non da secoli, "privatizzata", forse anche "legittimamente", dai proprietari dei terreni in cui si trova, addirittura con una porta che mura la grotta naturale.
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 17 giugno 2009

DIVIETO?

Qualcuno ha mai visto un'automobile, una moto, o anche un autobus rispettare questo limite di velocità? Se i vigili urbani vi piazzessero un autovelox il comune incasserebbe un bel po'
(Giuseppe Scuderi)

martedì 9 giugno 2009

DUE AUTORI, STESSO SOGGETTO

In alto Michele Catti, Ultime foglie (fine sec. XIX).
In basso Diego Cammarata, Inquinamento (fine sec. XX)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 3 giugno 2009

RACCOLTA DIFFERENZIATISSIMA


In un vicolo del Centro storico, efficienti servizi di raccolta differenziata di tutto quanto non dovrebbe esserci (frigoriferi con gas bucaozono, fotocopiatrici con polveri spirtusapolmoni, plastiche maidegradabili ecc)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 27 maggio 2009

PER LUCIO, TRE MESI DOPO

Troppo poco.
E’ questo l’unico titolo, coscienti del suo essere ossimoro, che possiamo usare per ricordare qui dieci anni di amicizia con Lucio.
Troppo poco il tempo per conoscerci, troppo poche le cose fatte insieme rispetto a tutte quelle che avremmo voluto fare.
Tanto, invece, quanto ci legava. All’esterno e all’interno del nostro essere. All’esterno la passione per la “descrizione”: la descrizione di un luogo, di una emozione, ma anche la descrizione di uno stato d’animo, di un’idea.
Lucio aveva più strumenti di noi per “descrivere”: aveva la parola, scritta o detta, la fotografia, la musica.
La parola: quante volte i suoi scritti, sul nostro per, su Repubblica, e da ultimo nei siti internet che lo vedevano collaboratore e promotore, si son fatti leggere tutti d’un fiato, tanta era la sua capacità di tener desta l’attenzione del lettore, di aggiungere ricordi, citazioni, che più che impreziosire narrativamente i suoi racconti (la gioventù negli anni della ricostruzione postbellica, la frequentazione di tanti quartieri della città nel cambiare residenza) li rendono vivi, cronachistici, affrancandoli dal gusto della languida memoria, dal camminare con lo sguardo al passato, che, purtroppo, segna spesso il nostro dire (e fare). Per lui invece tutto era vivo, quotidiano, e destinato al futuro: le analisi dei luoghi (quanto abbiamo detto e scritto insieme su Piazza Indipendenza, sui cortili del Centro storico…), le storie umane (dei mendicanti come degli artisti, degli emarginati come dei protagonisti).
La fotografia, la passione che ci ha accomunato: non per stare a cincischiare di mezzo diaframma in più o in meno, di quanti megapixel avesse l’ultima macchina comprata. Ma per tutte quelle parole, (ancora la “parola”) che le sue fotografie pronunciavano, fossero immagini di strade, di luoghi, di cose, o di uomini, a cui i suoi scatti, appunto, davano la voce. Quel concetto di “scrivere con la luce” con cui può tradursi la parola fotografia.
La musica, i poeti cantautori, il jazz. Dai primi traeva frasi, espressioni, che quasi sembravano scritte proprio per descrivere le sue fotografie, dal secondo l’intensità, la coesione espressiva.

E un solo fortissimo filo, quasi una catena, ha legato, nella storia di Lucio, parola, fotografia, musica: l’idea. L’idea, lasciatecelo dire, sociale e socialista. Tutti i suoi scritti sono percorsi da una richiesta di “giustizia sociale”, sia che scrivesse della malasorte di un cimitero abbandonato che del disagio umano di un quartiere degradato, della memoria di una storia cittadina o della necessità di ordinare un vecchio archivio scomparso nelle pieghe della burocrazia.

Idea che si esprime, ancora oggi che tocca a noi adoperarle, nelle password che aveva scelto per i suoi collegamenti internet. E che, gelosamente, custodiremo.
Andrea Ardizzone e Giuseppe Scuderi

martedì 19 maggio 2009

MOLTO PIU' BRAVI


Questo paramento murario ha quasi quattrocento anni, e sicuramente è uno dei più belli della nostra città. Per chi non se ne fosse accorto, è all'inizio di Via Toledo (quella che da dopo l'Unità d'Italia chiamiamo Corso Vittorio Emanuele), poco sotto Porta Nuova, e quando fu costruito, probabilmente su progetto dell'architetto del Senato Mariano Smiriglio, l'edificio era l'Ospedale Militare dedicato a San Giacomo. E gli scalpellini che lo realizzarono erano molto più bravi di quelli di oggu

(Giuseppe Scuderi)

martedì 12 maggio 2009

CHIEDE GIUSTIZIA

"Nino Agostino fu ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini insieme alla giovane moglie che era incinta. Era un agente del commissariato San Lorenzo, ma in realtà avrebbe lavorato per i servizi segreti sotto copertura. Un suo collega infatti ha rivelato ai magistrati di una confidenza ricevuta da Agostino: "Mi confidò – ha detto – che collaborava con i servizi segreti per la cattura di Provenzano". I servizi segreti, interrogati in merito, hanno sempre negato. Tre anni fa però è stato fatto ricorso al segreto di Stato. La morte dell’agente Agostino è ancora avvolta dal mistero. Vi è un solo pentito che ha raccontato di questo omicidio, Oreste Pagano, il quale ha affermato: "Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì" (notizie tratte da varie fonti internet)
Vincenzo Agostino, il padre dell’agente ucciso, ha promesso di non tagliarsi la barba fino a quando i killer di suo figlio non saranno assicurati alla giustizia.

E così, infatti, lo abbiamo fotografato il 18 aprile a Piazza Pretoria.
(Giuseppe Scuderi)

martedì 5 maggio 2009

SICILIANI ILLUSTRI


Lo scorso 29 aprile, al Teatro Politeama, il Centro Pio La Torre ha, per il ventisettesimo anno, ricordato il segretario regionale del Partito Comunista Italiano, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982 in Via Generale Turba.
Quest'anno lo ha fatto affidando a Vincenzo Consolo la scrittura di un "atto unico", che in un'ora ha raccontato, splendidamente e commoventemente, la vita di La Torre, la Sicilia dal dopoguerra ad oggi, la genesi della mafia attuale.
Concludendo, magistralmente, con una "anticitazione" del Gattopardo: che non i principi, i baroni, i feudatari furono i "nobili di Sicilia", ma i contadini, i sindacalisti, i militanti, le vittime. Questi i "nobili" da celebrare.
(Giuseppe Scuderi)

martedì 28 aprile 2009

IN TEMPI DI CRISI


Non so quanto possa essere "utile" nella vita domestica quotidiana un pensionato "sino a 90 anni". Però se ne aveste bisogno, potete rivolgervi a loro...

(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 22 aprile 2009

PROPRIO IMMACOLATA NON E' PIU'


La maestosa colonna dell'Immacolata di Piazza San Domenico, uno dei più significativi monumenti-simbolo della città, è ormai in agonia. Soffocata dall'inquinamento (Via Roma è, dati ufficiali, una delle strade più inquinate d'Italia), stritolata dal parcheggio sino ai bordi della gradinata, e, infine, terreno fertile per la crescita di erbe spontanee, nonchè deposito, da un anno all'altro, dei rinsecchiti fiori che i devoti le portano nella sua ricorrenza.

(Giuseppe Scuderi)

martedì 14 aprile 2009

CERTE COSE PRIMA ERANO UN SEGRETO

Siamo rimasti proprio "basiti" leggendo, nel cartello di un fioraio palermitano, che nell'offerta fosse compresa anche la "buche da sposa a scelta". Non solo compresa, ma anche "a scelta"
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 8 aprile 2009

ARRESTI

Ieri mattina, verso le cinque più o meno, sono stato svegliati da un vociare proveniente dalla Strada. Erano i parenti dei diciassette arrestati per spaccio che arrivavano davanti la squadra mobile al seguito del congiunto ammanettato. Le donne in pigiama e vestaglia: quelle da 100 chili e quelle da 35-40; mi ha sempre colpito questo confronto (che vista la mia vita nel centro storico ho sempre potuto fare), tra quelle ingrassate a pane e pasta (che costano poco) e quelle così affamate e abbiliate, sempre con la sigaretta accesa, senza più voce per una vita di urla, che sembrano dover morire da un momento all'altro. Sono madri, sorelle, mogli, fidanzate. I loro capelli tinti biondo platino mostrano abbondantemente la "ricrescita" nera (inserto: ero in una putia di via castro a comprare qualcosa, entra una ragazza e chiede "il colore da due euro", "è aumentato" dice il tizio, "ora è dueequindici". "Tu po' tieniri" è stata la risposta). E i bambini: tutti. Quelli piccoli avvolti nelle coperte e annacati nervosamente, al punto da essere scossi e schiaffeggiati se continuano a piangere. Le "femminucce" che corrono saltellando. I "masculiddi" già atteggiati a grandi, con le mani in tasca e il cappellino. Da un altra parte gli uomini: i fratelli, i padri, i cognati, gli zii, qualche amico. In silenzio, fumano appoggiati agli alberi o seduti sui maxiscooter con cui sono arrivati, non parlano. La sceneggiata spetta sempre alle donne: l'urlo quando la volante esce sgommando direzione ucciardone, l'ammollarsi delle gambe ed il sostegno delle sodali. I maschi salutano, e promettono di andarli a trovare al primo colloquio. E alla fine, dopo qualche sputo ai poliziotti e qualche insulto alle loro madri, si dileguano lentamente, in silenzio, scomparendo di nuovo dai vicoli da cui erano emersi.
Palermo, centro storico, anno di grazia 2009
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 3 aprile 2009

Finalmente affollato




Finalmente affollato l'Albergo dei Poveri. Non di poveri, per fortuna, ma degli studenti che visitano la mostra degli elaborati del Concorso Conosci il tuo museo, prodotti da oltre 100 scuole di tutta la Sicilia "per la conoscenza del patrimonio museale siciliano". Si può visitare tutte le mattine (tranne il lunedì) sino al prossimo 30 aprile.


(Giuseppe Scuderi)