(l'odore di fumo...)In tutto l’appartamento stagnava l’odore di fumo delle innumerevoli sigarette fumate dal nonno, le tende, i cuscini, i divani ne erano impregnati, era un odore pulito e freddo perché la nonna, con la sua cameriera Peppina, vuotava e lavava continuamente i posacenere, lasciando spesso aperte le finestre ed i balconi ma era quasi fatica sprecata perché l’aroma persisteva nell’aria e specialmente la stoffa di seta verde, pieghettata lungo i bordi, dei cuscini sul divano del salotto- studio, dipinti a mano e raffiguranti signore di profilo riccamente vestite, odorava di tabacco quando vi poggiavo la guancia o la carezzavo per sentire come era liscia e morbida. C’erano anche delle pietruzze colorate, orecchini e collane delle belle dame, cucite sui cuscini.Odore di caffè si mescolava con quello delle sigarette perché il nonno ne beveva parecchie tazze al giorno, chiamando dallo studio,a gran voce la nonna:”Sara, il caffè!”E questo richiamo,più volte ripetuto,suscitava l’ilarità di tutti che,per scherzo,facevamo l’imitazione del nonno.La nonna arrivava, lungo il corridoio, con la tazzina.”Bi,Bi,Bi”diceva , esprimendo di volta in volta, con questa interiezione tipicamente sua, stati d’animo differenti.La sua immagine, nel mio ricordo, è accompagnata dal suono di questo monosillabo, ora fievole, ora più forte, a secondo della sua vicinanza. Sempre in movimento ma mai affannata, riusciva a terminare, nell’arco della giornata, tutte le sue faccende, che non dovevano essere poche con cinque figli, un marito da accudire ed una casa che teneva sempre ordinata e pulita. Per Santa Lucia,i l 13 Dicembre, rispettando una tradizione siciliana, preparava le arancine di riso e carne per tutti noi e, nelle varie case, arrivavano le “arancine della nonna”in vassoi di cartone avvolti nella carta, accuratamente legati con lo spago. La sera, quando finalmente si sedeva su sedie e mai su una poltrona, mentre si stava insieme, cadeva addormentata, reclinando la testa e cominciando a russare, in quella scomoda posizione, per qualche minuto. Confessava che quei pisolini erano il suo “miglior sonno”. Era la nonna, una vecchietta magra e di bassa statura, sempre linda nei suoi vestiti scuri, strascicava un poco i suoi piedini da bambola, poco più grandi di quelli di una bambina; ed io lo so bene perché ho donato al” Museo del Giocattolo e del Costume”di Pietro Piraino a Bagheria i suoi stivaletti di raso bianco con i tacchi a rocchetto, abbottonati con i bottoncini infilati nelle asole, proprio quelli indossati nel giorno delle sue nozze. Tengo, con molta cura, una bambolina vestita di seta rosa con guarnizioni di merletto al collo e sulla gonna, i capelli, veri, tagliati corti con la frangetta; era la bambola della nonna, un graditissimo regalo da parte della zia Lorenzina che,dopo avermi vista in televisione al Museo del Giocattolo, circondata da bambini e bambole, ha voluto che ricevessi, con i suoi affettuosi complimenti per il mio lavoro, questo delizioso dono.La mia cara zia mi ha raccontato che la nonna, bambina, aveva ricevuto la bambola per la “Festa dei Morti”,giorno nel quale,secondo una antica tradizione siciliana,i bambini trovavano,nascosti nella casa per le varie stanze e nei luoghi più impensati, giocattoli, dolci di martorana e le”Pupaccene”,statuette di zucchero,talvolta create da veri artisti,i Doni dei Morti!Il padre era andato a Palermo per comprare la bambola per la figlia, perché,a Partinico, dove abitavano, non avrebbe potuto trovare un giocattolo così raffinato.
Mi sono spesso chiesta, quando le tolgo la polvere dai capelli e sfioro la morbida seta rosa e i merletti , come una bambina abbia potuto giocare con questa bambola senza sciuparla o rovinarle il vestito o il bel visino! ( 2, continua... )



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