venerdì 26 giugno 2009

ALTRI TEMPI


Copio dalla rassegna stampa dell'evento.


"Hollywood di Maurizio Cattelan un progetto speciale per la Biennale di Venezia, 2001. con il patrocinio della Città di Palermo e il contributo dell'azienda AMIA - Insieme per l'ambiente"


Palermo 8 giugno 2001 "La California atterra in Sicilia. Una nuova Hollywood sta crescendo tra palme, ulivi e rifiuti sulle colline di Palermo. Hollywood: 170 metri di lunghezza, nove lettere gigantesche, alte 23 metri. Una replica dell'insegna originale di Hollywood. Un intervento ciclopico, che trapianta il sogno americano nel cuore della Sicilia, a Palermo. Sulla collina di Bellolampo, sopra la discarica di Palermo, si snoda il profilo di Hollywood: un'allucinazione collettiva che e' anche un'immersione nella realtà piu' dura della cultura italiana".


(Ringrazio Vito Ippolito per la fotografia, Giuseppe Scuderi)

mercoledì 24 giugno 2009

PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA


Tra le sciagure prossime venture per le nefaste teorie sul "mercato", c'è, lo sapete, la "privatizzazione delle acque". Quello che vedete è un esempio "fai da te" di quella che nel palermitano si chiama "mafia dell'acqua", si tratta di una delle sorgenti del Fiume Oreto, da decenni, se non da secoli, "privatizzata", forse anche "legittimamente", dai proprietari dei terreni in cui si trova, addirittura con una porta che mura la grotta naturale.
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 17 giugno 2009

DIVIETO?

Qualcuno ha mai visto un'automobile, una moto, o anche un autobus rispettare questo limite di velocità? Se i vigili urbani vi piazzessero un autovelox il comune incasserebbe un bel po'
(Giuseppe Scuderi)

martedì 9 giugno 2009

DUE AUTORI, STESSO SOGGETTO

In alto Michele Catti, Ultime foglie (fine sec. XIX).
In basso Diego Cammarata, Inquinamento (fine sec. XX)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 3 giugno 2009

RACCOLTA DIFFERENZIATISSIMA


In un vicolo del Centro storico, efficienti servizi di raccolta differenziata di tutto quanto non dovrebbe esserci (frigoriferi con gas bucaozono, fotocopiatrici con polveri spirtusapolmoni, plastiche maidegradabili ecc)
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 27 maggio 2009

PER LUCIO, TRE MESI DOPO

Troppo poco.
E’ questo l’unico titolo, coscienti del suo essere ossimoro, che possiamo usare per ricordare qui dieci anni di amicizia con Lucio.
Troppo poco il tempo per conoscerci, troppo poche le cose fatte insieme rispetto a tutte quelle che avremmo voluto fare.
Tanto, invece, quanto ci legava. All’esterno e all’interno del nostro essere. All’esterno la passione per la “descrizione”: la descrizione di un luogo, di una emozione, ma anche la descrizione di uno stato d’animo, di un’idea.
Lucio aveva più strumenti di noi per “descrivere”: aveva la parola, scritta o detta, la fotografia, la musica.
La parola: quante volte i suoi scritti, sul nostro per, su Repubblica, e da ultimo nei siti internet che lo vedevano collaboratore e promotore, si son fatti leggere tutti d’un fiato, tanta era la sua capacità di tener desta l’attenzione del lettore, di aggiungere ricordi, citazioni, che più che impreziosire narrativamente i suoi racconti (la gioventù negli anni della ricostruzione postbellica, la frequentazione di tanti quartieri della città nel cambiare residenza) li rendono vivi, cronachistici, affrancandoli dal gusto della languida memoria, dal camminare con lo sguardo al passato, che, purtroppo, segna spesso il nostro dire (e fare). Per lui invece tutto era vivo, quotidiano, e destinato al futuro: le analisi dei luoghi (quanto abbiamo detto e scritto insieme su Piazza Indipendenza, sui cortili del Centro storico…), le storie umane (dei mendicanti come degli artisti, degli emarginati come dei protagonisti).
La fotografia, la passione che ci ha accomunato: non per stare a cincischiare di mezzo diaframma in più o in meno, di quanti megapixel avesse l’ultima macchina comprata. Ma per tutte quelle parole, (ancora la “parola”) che le sue fotografie pronunciavano, fossero immagini di strade, di luoghi, di cose, o di uomini, a cui i suoi scatti, appunto, davano la voce. Quel concetto di “scrivere con la luce” con cui può tradursi la parola fotografia.
La musica, i poeti cantautori, il jazz. Dai primi traeva frasi, espressioni, che quasi sembravano scritte proprio per descrivere le sue fotografie, dal secondo l’intensità, la coesione espressiva.

E un solo fortissimo filo, quasi una catena, ha legato, nella storia di Lucio, parola, fotografia, musica: l’idea. L’idea, lasciatecelo dire, sociale e socialista. Tutti i suoi scritti sono percorsi da una richiesta di “giustizia sociale”, sia che scrivesse della malasorte di un cimitero abbandonato che del disagio umano di un quartiere degradato, della memoria di una storia cittadina o della necessità di ordinare un vecchio archivio scomparso nelle pieghe della burocrazia.

Idea che si esprime, ancora oggi che tocca a noi adoperarle, nelle password che aveva scelto per i suoi collegamenti internet. E che, gelosamente, custodiremo.
Andrea Ardizzone e Giuseppe Scuderi

martedì 19 maggio 2009

MOLTO PIU' BRAVI


Questo paramento murario ha quasi quattrocento anni, e sicuramente è uno dei più belli della nostra città. Per chi non se ne fosse accorto, è all'inizio di Via Toledo (quella che da dopo l'Unità d'Italia chiamiamo Corso Vittorio Emanuele), poco sotto Porta Nuova, e quando fu costruito, probabilmente su progetto dell'architetto del Senato Mariano Smiriglio, l'edificio era l'Ospedale Militare dedicato a San Giacomo. E gli scalpellini che lo realizzarono erano molto più bravi di quelli di oggu

(Giuseppe Scuderi)

martedì 12 maggio 2009

CHIEDE GIUSTIZIA

"Nino Agostino fu ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini insieme alla giovane moglie che era incinta. Era un agente del commissariato San Lorenzo, ma in realtà avrebbe lavorato per i servizi segreti sotto copertura. Un suo collega infatti ha rivelato ai magistrati di una confidenza ricevuta da Agostino: "Mi confidò – ha detto – che collaborava con i servizi segreti per la cattura di Provenzano". I servizi segreti, interrogati in merito, hanno sempre negato. Tre anni fa però è stato fatto ricorso al segreto di Stato. La morte dell’agente Agostino è ancora avvolta dal mistero. Vi è un solo pentito che ha raccontato di questo omicidio, Oreste Pagano, il quale ha affermato: "Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì" (notizie tratte da varie fonti internet)
Vincenzo Agostino, il padre dell’agente ucciso, ha promesso di non tagliarsi la barba fino a quando i killer di suo figlio non saranno assicurati alla giustizia.

E così, infatti, lo abbiamo fotografato il 18 aprile a Piazza Pretoria.
(Giuseppe Scuderi)

martedì 5 maggio 2009

SICILIANI ILLUSTRI


Lo scorso 29 aprile, al Teatro Politeama, il Centro Pio La Torre ha, per il ventisettesimo anno, ricordato il segretario regionale del Partito Comunista Italiano, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982 in Via Generale Turba.
Quest'anno lo ha fatto affidando a Vincenzo Consolo la scrittura di un "atto unico", che in un'ora ha raccontato, splendidamente e commoventemente, la vita di La Torre, la Sicilia dal dopoguerra ad oggi, la genesi della mafia attuale.
Concludendo, magistralmente, con una "anticitazione" del Gattopardo: che non i principi, i baroni, i feudatari furono i "nobili di Sicilia", ma i contadini, i sindacalisti, i militanti, le vittime. Questi i "nobili" da celebrare.
(Giuseppe Scuderi)

martedì 28 aprile 2009

IN TEMPI DI CRISI


Non so quanto possa essere "utile" nella vita domestica quotidiana un pensionato "sino a 90 anni". Però se ne aveste bisogno, potete rivolgervi a loro...

(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 22 aprile 2009

PROPRIO IMMACOLATA NON E' PIU'


La maestosa colonna dell'Immacolata di Piazza San Domenico, uno dei più significativi monumenti-simbolo della città, è ormai in agonia. Soffocata dall'inquinamento (Via Roma è, dati ufficiali, una delle strade più inquinate d'Italia), stritolata dal parcheggio sino ai bordi della gradinata, e, infine, terreno fertile per la crescita di erbe spontanee, nonchè deposito, da un anno all'altro, dei rinsecchiti fiori che i devoti le portano nella sua ricorrenza.

(Giuseppe Scuderi)

martedì 14 aprile 2009

CERTE COSE PRIMA ERANO UN SEGRETO

Siamo rimasti proprio "basiti" leggendo, nel cartello di un fioraio palermitano, che nell'offerta fosse compresa anche la "buche da sposa a scelta". Non solo compresa, ma anche "a scelta"
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 8 aprile 2009

ARRESTI

Ieri mattina, verso le cinque più o meno, sono stato svegliati da un vociare proveniente dalla Strada. Erano i parenti dei diciassette arrestati per spaccio che arrivavano davanti la squadra mobile al seguito del congiunto ammanettato. Le donne in pigiama e vestaglia: quelle da 100 chili e quelle da 35-40; mi ha sempre colpito questo confronto (che vista la mia vita nel centro storico ho sempre potuto fare), tra quelle ingrassate a pane e pasta (che costano poco) e quelle così affamate e abbiliate, sempre con la sigaretta accesa, senza più voce per una vita di urla, che sembrano dover morire da un momento all'altro. Sono madri, sorelle, mogli, fidanzate. I loro capelli tinti biondo platino mostrano abbondantemente la "ricrescita" nera (inserto: ero in una putia di via castro a comprare qualcosa, entra una ragazza e chiede "il colore da due euro", "è aumentato" dice il tizio, "ora è dueequindici". "Tu po' tieniri" è stata la risposta). E i bambini: tutti. Quelli piccoli avvolti nelle coperte e annacati nervosamente, al punto da essere scossi e schiaffeggiati se continuano a piangere. Le "femminucce" che corrono saltellando. I "masculiddi" già atteggiati a grandi, con le mani in tasca e il cappellino. Da un altra parte gli uomini: i fratelli, i padri, i cognati, gli zii, qualche amico. In silenzio, fumano appoggiati agli alberi o seduti sui maxiscooter con cui sono arrivati, non parlano. La sceneggiata spetta sempre alle donne: l'urlo quando la volante esce sgommando direzione ucciardone, l'ammollarsi delle gambe ed il sostegno delle sodali. I maschi salutano, e promettono di andarli a trovare al primo colloquio. E alla fine, dopo qualche sputo ai poliziotti e qualche insulto alle loro madri, si dileguano lentamente, in silenzio, scomparendo di nuovo dai vicoli da cui erano emersi.
Palermo, centro storico, anno di grazia 2009
(Giuseppe Scuderi)

venerdì 3 aprile 2009

Finalmente affollato




Finalmente affollato l'Albergo dei Poveri. Non di poveri, per fortuna, ma degli studenti che visitano la mostra degli elaborati del Concorso Conosci il tuo museo, prodotti da oltre 100 scuole di tutta la Sicilia "per la conoscenza del patrimonio museale siciliano". Si può visitare tutte le mattine (tranne il lunedì) sino al prossimo 30 aprile.


(Giuseppe Scuderi)

venerdì 27 marzo 2009

Vorrei dirti,caro Lucio,quanto tu sia presente,seppure da ..qualche altra parte,e continuando a pubblicare la seconda e la terza parte del mio articolo sul Marocco,sento di averti vicino ,anche se non ci sei più con i tuoi commenti,le foto e le accurate scansioni che completavano quanto scrivevo.Grazie


MAROCCO*parte terza*


Di Augusta Modica

La guida marocchina continuava a parlarmi dei grandi cambiamenti del suo paese,attuati e promossi da un giovane re,colto e per di più amante della tradizione e del progresso;felice combinazione che accetta il nuovo senza escludere il passato,le origini,la storia.Spiegò un giornale,scritto in francese,dicendomi:”Ecco questo è il sovrano Mohamed VI”.Vidi il volto ambrato di un uomo sui quarant’anni con una espressione attenta e seria.Leggendo l’articolo che accompagnava la foto,mi sembrò di scorrere le pagine delle “Mille e una Notte”perché,come in quel libro,ogni volta che si nominava il re,venivano scritte le frasi augurali:”..che Allah lo conservi”oppure “che Allah gli dia salute e vita”etc..
Il giorno dopo presi parte ad una gita che doveva portarmi a Chaouen,il pullman attraversava campagne coltivate e vasti tratti con una vegetazione molto simile a quella mediterranea e poi tante palme,di diverse specie,non funestate dal ‘punteruolo rosso’,si fermò su una collina ,dove in un lussuoso albergo con una magnifica vista, ci fermammo per bere qualcosa e trovammo la guida del posto,che ci accolse con cordialità e molta cortesia.Mentre ero al bar,per bere il mio caffè,vidi in un grande salone,vicino la hall,sdraiati sui divani,disposti lungo le pareti,un gruppo di uomini alti e robusti,vestiti con i “djellaba” molto eleganti e di buon taglio,parlavano tra di loro con voci forti ma senza gridare,si vedeva che erano lì per un convegno o un seminario.Di nuovo,osservandoli,entrai in conflitto con le mie idee e il mio modo di essere.Apparivano sicuri,virili,forse leggermente arroganti e certamente molto presi dal loro mondo maschile ed esclusivo,non potevo fare a meno di guardarli con una punta di ammirazione e di paragonarli con gli uomini europei talvolta incerti,nevrotici,insicuri,la cui virilità,messa a dura prova,vacilla a causa di donne….che, come me, ambiscono ad una giusta uguaglianza,certamente pagata con il suo doveroso prezzo!
Con le due guide,ci inoltrammo lungo un sentiero che portava a Chaouen,una città..come dire, una porta che si spalanca,accendendo curiosità e cambiandoti,perché non si può rimanere non toccati e quelli di prima dopo essere stati a Chaouen.Nella Medina,le strade,strettissime, come vicoli e le case,ad un piano o a due, spesso unite da archi con intarsi, colori di tutte le variazioni del blù;dal cobalto al celeste che si scolorivano sino ad avvicinarsi al bianco, e dappertutto scivolavano uomini,donne, bambini che passavano senza urtarti o toccarti.Appoggiate ai muri,sedute a gambe incrociate, si vedevano donne con grandi cappelli a ponpon e stoffe di cotone a righe annodate in vita che vendevano erbe aromatiche come rosmarino e menta profumatissima, disposte in grandi ceste di vimini:Dalle botteghe artigianali che vendevano ceramiche,abiti,gioielli,tappeti,sfuggivano odori speziati che si mescolavano agli aromi delle erbe,talmente acuti ed inebrianti che ti sembrava di camminare come in un sogno!All’improvviso sentii una voce acuta e girando l’angolo della strada vidi un mendicante con le stampelle e un turbante,un occhio privo di vista che faceva saltare tra le mani una ciotola con delle monete,chiedendo la carità ai passanti :“..per amore di Allah!”implorava.
La guida marocchina,sorrideva vedendo il mio rapimento e sentendo la mia emozione;conosceva gli occidentali,mi disse che la religione era un modo di vivere,di mangiare,di costruire,di creare e che c’erano gruppi di uomini e donne che si riunivano per parlare dello spirito,dell’anima.Da tanto tempo non pensavo “all’anima”avevo quasi perso il ricordo del significato di questa parola che mi colpì nuovamente con forza facendomi sentire che il pensiero poteva ripercorrere i percorsi filosofici e culturali che la riguardavano.Smarrita tra queste sensazioni,mi accorsi che eravamo arrivati nel luogo(non riesco a chiamarlo ristorante)dove avremmo pranzato,con lunghe tavole e panche e cibi fumanti serviti in un piatto chiamato “Tagin”con coperchio di terracotta a forma di piramide.Ci servirono il tè in bicchieri con foglie di menta e potei,così tirare il fiato e scendere sulla terra.Dopo il pranzo girammo per i negozi di tappeti e arazzi di tutte le grandezze e di tanti colori e dappertutto,guardandomi dicevano,come il mio amico Lucio Forte:”Ah.. les yeux verts..!”Devo dire che in un paese dove tutti hanno gli occhi scuri,i miei occhi chiari hanno riscosso un lusinghiero successo!
Mentre i miei compagni preferivano sostare all’ombra,seduti ai tavolini per bere e riposare,seguii la guida verso la Source de Ras el-Ma, una sorgente che forma una cascata che finisce nel fiume Laou ,e di nuovo,camminando lungo le sponde erbose,alzando lo sguardo verso la riva opposta,mi stropicciai gli occhi perché non riuscivo a credere a quello che vedevo;c’erano delle donne che lavavano, nelle acque del fiume, tappeti e coperte,strofinandoli di sapone con delle spazzole e,poi,distendendoli sull’erba ad asciugare.Erano così intente al loro lavoro che non fecero caso alla mia presenza e ai miei sguardi e si notavano l’abilità e la destrezza con la quale eseguivano il loro compito,sembrava che non sentissero la fatica,tanto i loro movimenti erano aggraziati e leggeri.”Mi ricorda il mio villaggio,anche mia madre lava i tappeti nel fiume”disse il mio compagno,guidandomi nuovamente verso la Medina.Era pomeriggio inoltrato,la luce si faceva dolce disfacendosi nell’aria,ripercorrendo le strette vie vidi,d’un tratto una figura che spiccava nella folla perché era tutta vestita di veli neri,lunghi sino a terra e sul capo portava un cappello alto,senza falde,con un velo che copriva tutto il volto senza lasciare aperture per gli occhi,”E’ una donna,talune appartengono a famiglie con una tradizione fortemente integralista”disse la guida,ma io notai che il corpo era stretto e magro e che camminava con una scioltezza e una padronanza poco femminile.Nei pochi secondi che questa apparizione rimase nel mio campo visivo,lasciando una traccia indelebile nel mio ricordo,pensai che si muoveva,non tra la folla,ma come fosse al di fuori dominando tutti noi.In qualche modo la sto ancora ….seguendo!

domenica 22 marzo 2009

Dal Marocco con Stupore
*seconda parte*
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di Augusta Modica



Non c’erano solo gabbiani ma anche grandi uccelli,simili agli aironi,con ampie ali chiare orlate di nero che volavano molto in alto al di sopra degli alberi del parco, vicinissimo alla spiaggia. Camminavo lentamente e guardando l’orizzonte,ne percepivo una linea pochissimo curva,differente da quella del mare,inoltrandomi sulla battigia fui attratta da un gruppo variopinto:tre cammelli,due grandi e uno piccolo,quest’ultimo con un pelo fitto tutto a riccioli sui fianchi e sulla schiena .Accoccolati vicino ,c’erano i cammellieri,vestiti di tutto punto,con cappelli ornati di strisce colorate e campanelli e secchi ,con le palette per raccogliere gli escrementi .Mi strofinai gli occhi perché l’essere bambino che ho dentro cominciò a strillare per la gioia,incantata mi avvicinai per guardare;avevano gualdrappe a colori vivaci sui dorsi e i musi avvolti in reticelle,tranne il piccolo che masticava girando elegantemente la testa,socchiudendo i grandi occhi scuri orlati da lunghissime ciglia. Non potei resistere,mi avvicinai e allungai una mano per fargli una carezza sul muso,ma…il piccolo arricciò il labbro,schiudendo di scatto i denti per darmi un morso,spaventata balzai indietro,battendo,poco elegantemente,il sedere sulla sabbia tra le risate divertite dei cammellieri!Strofinandomi la parte dolorante mi avviai verso la zona ristoranti che per fortuna(amo camminare)era molto lontana.I sentieri si srotolavano davanti a me tra tappeti di erba bagnata di rugiada,alberi e aiuole con farfalle che confondevano le loro ali con i petali dei fiori.L’aria era sempre molto pungente e il profumo dell’erba,tagliata di recente saliva alle narici,ricordandomi risvegli in fredde mattine durante i miei soggiorni in Inghilterra….!Mi informarono,più tardi,che la parte a nord del Marocco,nel mese di luglio,ha di queste giornate velate con appena un accenno di nebbia e..brividi!
Tangeri mi aspettava e così mi affrettai a salire sul pullman dove c’era la guida,un marocchino vestito con il costume nazionale che portava con disinvoltura e che gli stava a meraviglia.Alla luce del giorno potevo vedere la strada statale larga e bianca, lungo i bordi, aiuole e alberi,dove giardinieri,uomini e donne,con i vestiti ben abbottonati e cappelli a larghe tese,zappavano sarchiavano,curavano le piante,tutti concentrati sul loro lavoro,senza alzare la testa per guardare chi passava.Che differenza con la volgarità e l’arroganza degli operai,intenti svogliatamente a sistemare strade o marciapiedi nella mia città,con la sigaretta in bocca,il sudore che scorre sui dorsi nudi e le pance enormi e arrossate esibite senza vergogna da giovani e anche da vecchi.Ricordo che l’estate scorsa,lungo il Viale della Libertà,vicino la Banca dove ho il conto,di fronte il Giardino Inglese,c’erano un gruppo di muratori,intenti al loro lavoro(si fa per dire!)rispondenti alla mia descrizione e che ai miei sguardi di disapprovazione,rispondevano con occhiate impudenti e alzate di spalle!
La città,non molto grande,mostrava un aspetto moderno,con le strade senza cartacce o sporcizia,non c’erano mendicanti e le persone avevano un aspetto lindo e pulito,fui affascinata dalle donne;molte, anche giovani, portavano il velo in testa e anche i jeans.Questo contrasto era molto particolare e poi il velo era accomodato con grazia e con tanta abilità che non si spostava minimamente, e incorniciava i volti accentuando la bellezza degli occhi scuri.Alcune donne di età portavano il “djellaba”, un caftano lungo sino ai piedi,con le maniche ai polsi,le stoffe,morbide,accompagnavano i movimenti del corpo,regalando una andatura sciolta ed elegante.Due o tre signore che facevano parte del mio gruppo,avevano magliette di cotone che non riuscivano a dissimulare i rotoli di grasso alla vita e bermuda che,ahimè, facevano vedere cellulite e vene varicose,e per completare, cappelli da ragazzo con visiera per ripararsi dal sole!Dal punto di vista estetico non si poteva esitare a scegliere le signore marocchine e poi,guardando i loro abiti,si notavano le stoffe leggere e fresche che favorendo il movimento e,non aderendo al corpo,lasciavano passare l’aria e,probabilmente erano molto più comodi degli abbigliamenti “casual” di noi europei.
Molto incuriosita,rivolsi molte domande alla guida sul “velo”e sui rapporti tra uomini e donne.Lui parlò a lungo descrivendo una dimensione di vita,che non potevo condividere,ma che mi faceva intravedere un mondo in cui ogni gesto acquista un significato quasi arcano e denso di mistero.”La moglie mostra la sua bellezza solo al marito”mi disse e difatti non si spogliano quando sono al mare e rimangono vestite sulla spiaggia,bagnandosi soltanto in spiagge molto isolate e lontane da occhi indiscreti.
Certamente questi costumi appaiono lontanissimi dal nostro modo di vivere e il mio “spirito guerriero”che,sempre si è ribellato a qualsivoglia costrizione si rivolterebbe se dovesse sottostare a tali prevaricazioni.Ma…ma..Soffro di fantasia!Alle parole del marocchino, scivolarono nella mia mente una sequenza di immagini di uno smagliante erotismo, da trattenere il respiro e battere velocemente il cuore!Vedevo una serie di stanze senza mobili,con tappeti e cuscini sui pavimenti,un uomo accoccolato a gambe incrociate ed una donna che lentamente avanzava, scoprendosi di tutti gli indumenti ,lasciandoli cadere con ampi gesti lungo il cammino,senza ostentazione o provocazione,come inconsapevole di se non nell’attrazione provata, e il velo che si toglie dalla testa,scuotendo i lunghi capelli è,finalmente,come un segnale per l’uomo che si alza per ghermirla in un amplesso che sembra una violenza ma….non lo è!

venerdì 6 marzo 2009

CIAO LUCIO


Ciao Lucio. Ci rivedremo, prima o poi, ci rivedremo anime sorridenti, o spiriti allegri. Continueremo a scriverti, anche qui, nel tuo blog, oggi senza "rosa".
Un abbraccio, Giuseppe e tutti i tuoi amici

mercoledì 25 febbraio 2009

CACCIA AL TESORO


Sicuramente è uno dei tesori della storia della nostra città. Chi altri sa dov'è?

venerdì 20 febbraio 2009

VERGOGNA


Vergogna, senza il "Piazza della". E' ciò che dovrebbero provare tutti i consiglieri comunali, attuali e passati, per l'abbandono in cui consentono che viva (se questo è vivere) la Piazza del Teatro del Sole, come pomposamente ancora qualcuno vuol chiamarla. Uno solo, dei quattro canti, si salva dal degrado: quello affidato a Santa Romana Chiesa, con l'edificio dedicato a San Giuseppe.
(Giuseppe Scuderi)