venerdì 27 marzo 2009

Vorrei dirti,caro Lucio,quanto tu sia presente,seppure da ..qualche altra parte,e continuando a pubblicare la seconda e la terza parte del mio articolo sul Marocco,sento di averti vicino ,anche se non ci sei più con i tuoi commenti,le foto e le accurate scansioni che completavano quanto scrivevo.Grazie


MAROCCO*parte terza*


Di Augusta Modica

La guida marocchina continuava a parlarmi dei grandi cambiamenti del suo paese,attuati e promossi da un giovane re,colto e per di più amante della tradizione e del progresso;felice combinazione che accetta il nuovo senza escludere il passato,le origini,la storia.Spiegò un giornale,scritto in francese,dicendomi:”Ecco questo è il sovrano Mohamed VI”.Vidi il volto ambrato di un uomo sui quarant’anni con una espressione attenta e seria.Leggendo l’articolo che accompagnava la foto,mi sembrò di scorrere le pagine delle “Mille e una Notte”perché,come in quel libro,ogni volta che si nominava il re,venivano scritte le frasi augurali:”..che Allah lo conservi”oppure “che Allah gli dia salute e vita”etc..
Il giorno dopo presi parte ad una gita che doveva portarmi a Chaouen,il pullman attraversava campagne coltivate e vasti tratti con una vegetazione molto simile a quella mediterranea e poi tante palme,di diverse specie,non funestate dal ‘punteruolo rosso’,si fermò su una collina ,dove in un lussuoso albergo con una magnifica vista, ci fermammo per bere qualcosa e trovammo la guida del posto,che ci accolse con cordialità e molta cortesia.Mentre ero al bar,per bere il mio caffè,vidi in un grande salone,vicino la hall,sdraiati sui divani,disposti lungo le pareti,un gruppo di uomini alti e robusti,vestiti con i “djellaba” molto eleganti e di buon taglio,parlavano tra di loro con voci forti ma senza gridare,si vedeva che erano lì per un convegno o un seminario.Di nuovo,osservandoli,entrai in conflitto con le mie idee e il mio modo di essere.Apparivano sicuri,virili,forse leggermente arroganti e certamente molto presi dal loro mondo maschile ed esclusivo,non potevo fare a meno di guardarli con una punta di ammirazione e di paragonarli con gli uomini europei talvolta incerti,nevrotici,insicuri,la cui virilità,messa a dura prova,vacilla a causa di donne….che, come me, ambiscono ad una giusta uguaglianza,certamente pagata con il suo doveroso prezzo!
Con le due guide,ci inoltrammo lungo un sentiero che portava a Chaouen,una città..come dire, una porta che si spalanca,accendendo curiosità e cambiandoti,perché non si può rimanere non toccati e quelli di prima dopo essere stati a Chaouen.Nella Medina,le strade,strettissime, come vicoli e le case,ad un piano o a due, spesso unite da archi con intarsi, colori di tutte le variazioni del blù;dal cobalto al celeste che si scolorivano sino ad avvicinarsi al bianco, e dappertutto scivolavano uomini,donne, bambini che passavano senza urtarti o toccarti.Appoggiate ai muri,sedute a gambe incrociate, si vedevano donne con grandi cappelli a ponpon e stoffe di cotone a righe annodate in vita che vendevano erbe aromatiche come rosmarino e menta profumatissima, disposte in grandi ceste di vimini:Dalle botteghe artigianali che vendevano ceramiche,abiti,gioielli,tappeti,sfuggivano odori speziati che si mescolavano agli aromi delle erbe,talmente acuti ed inebrianti che ti sembrava di camminare come in un sogno!All’improvviso sentii una voce acuta e girando l’angolo della strada vidi un mendicante con le stampelle e un turbante,un occhio privo di vista che faceva saltare tra le mani una ciotola con delle monete,chiedendo la carità ai passanti :“..per amore di Allah!”implorava.
La guida marocchina,sorrideva vedendo il mio rapimento e sentendo la mia emozione;conosceva gli occidentali,mi disse che la religione era un modo di vivere,di mangiare,di costruire,di creare e che c’erano gruppi di uomini e donne che si riunivano per parlare dello spirito,dell’anima.Da tanto tempo non pensavo “all’anima”avevo quasi perso il ricordo del significato di questa parola che mi colpì nuovamente con forza facendomi sentire che il pensiero poteva ripercorrere i percorsi filosofici e culturali che la riguardavano.Smarrita tra queste sensazioni,mi accorsi che eravamo arrivati nel luogo(non riesco a chiamarlo ristorante)dove avremmo pranzato,con lunghe tavole e panche e cibi fumanti serviti in un piatto chiamato “Tagin”con coperchio di terracotta a forma di piramide.Ci servirono il tè in bicchieri con foglie di menta e potei,così tirare il fiato e scendere sulla terra.Dopo il pranzo girammo per i negozi di tappeti e arazzi di tutte le grandezze e di tanti colori e dappertutto,guardandomi dicevano,come il mio amico Lucio Forte:”Ah.. les yeux verts..!”Devo dire che in un paese dove tutti hanno gli occhi scuri,i miei occhi chiari hanno riscosso un lusinghiero successo!
Mentre i miei compagni preferivano sostare all’ombra,seduti ai tavolini per bere e riposare,seguii la guida verso la Source de Ras el-Ma, una sorgente che forma una cascata che finisce nel fiume Laou ,e di nuovo,camminando lungo le sponde erbose,alzando lo sguardo verso la riva opposta,mi stropicciai gli occhi perché non riuscivo a credere a quello che vedevo;c’erano delle donne che lavavano, nelle acque del fiume, tappeti e coperte,strofinandoli di sapone con delle spazzole e,poi,distendendoli sull’erba ad asciugare.Erano così intente al loro lavoro che non fecero caso alla mia presenza e ai miei sguardi e si notavano l’abilità e la destrezza con la quale eseguivano il loro compito,sembrava che non sentissero la fatica,tanto i loro movimenti erano aggraziati e leggeri.”Mi ricorda il mio villaggio,anche mia madre lava i tappeti nel fiume”disse il mio compagno,guidandomi nuovamente verso la Medina.Era pomeriggio inoltrato,la luce si faceva dolce disfacendosi nell’aria,ripercorrendo le strette vie vidi,d’un tratto una figura che spiccava nella folla perché era tutta vestita di veli neri,lunghi sino a terra e sul capo portava un cappello alto,senza falde,con un velo che copriva tutto il volto senza lasciare aperture per gli occhi,”E’ una donna,talune appartengono a famiglie con una tradizione fortemente integralista”disse la guida,ma io notai che il corpo era stretto e magro e che camminava con una scioltezza e una padronanza poco femminile.Nei pochi secondi che questa apparizione rimase nel mio campo visivo,lasciando una traccia indelebile nel mio ricordo,pensai che si muoveva,non tra la folla,ma come fosse al di fuori dominando tutti noi.In qualche modo la sto ancora ….seguendo!

domenica 22 marzo 2009

Dal Marocco con Stupore
*seconda parte*
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di Augusta Modica



Non c’erano solo gabbiani ma anche grandi uccelli,simili agli aironi,con ampie ali chiare orlate di nero che volavano molto in alto al di sopra degli alberi del parco, vicinissimo alla spiaggia. Camminavo lentamente e guardando l’orizzonte,ne percepivo una linea pochissimo curva,differente da quella del mare,inoltrandomi sulla battigia fui attratta da un gruppo variopinto:tre cammelli,due grandi e uno piccolo,quest’ultimo con un pelo fitto tutto a riccioli sui fianchi e sulla schiena .Accoccolati vicino ,c’erano i cammellieri,vestiti di tutto punto,con cappelli ornati di strisce colorate e campanelli e secchi ,con le palette per raccogliere gli escrementi .Mi strofinai gli occhi perché l’essere bambino che ho dentro cominciò a strillare per la gioia,incantata mi avvicinai per guardare;avevano gualdrappe a colori vivaci sui dorsi e i musi avvolti in reticelle,tranne il piccolo che masticava girando elegantemente la testa,socchiudendo i grandi occhi scuri orlati da lunghissime ciglia. Non potei resistere,mi avvicinai e allungai una mano per fargli una carezza sul muso,ma…il piccolo arricciò il labbro,schiudendo di scatto i denti per darmi un morso,spaventata balzai indietro,battendo,poco elegantemente,il sedere sulla sabbia tra le risate divertite dei cammellieri!Strofinandomi la parte dolorante mi avviai verso la zona ristoranti che per fortuna(amo camminare)era molto lontana.I sentieri si srotolavano davanti a me tra tappeti di erba bagnata di rugiada,alberi e aiuole con farfalle che confondevano le loro ali con i petali dei fiori.L’aria era sempre molto pungente e il profumo dell’erba,tagliata di recente saliva alle narici,ricordandomi risvegli in fredde mattine durante i miei soggiorni in Inghilterra….!Mi informarono,più tardi,che la parte a nord del Marocco,nel mese di luglio,ha di queste giornate velate con appena un accenno di nebbia e..brividi!
Tangeri mi aspettava e così mi affrettai a salire sul pullman dove c’era la guida,un marocchino vestito con il costume nazionale che portava con disinvoltura e che gli stava a meraviglia.Alla luce del giorno potevo vedere la strada statale larga e bianca, lungo i bordi, aiuole e alberi,dove giardinieri,uomini e donne,con i vestiti ben abbottonati e cappelli a larghe tese,zappavano sarchiavano,curavano le piante,tutti concentrati sul loro lavoro,senza alzare la testa per guardare chi passava.Che differenza con la volgarità e l’arroganza degli operai,intenti svogliatamente a sistemare strade o marciapiedi nella mia città,con la sigaretta in bocca,il sudore che scorre sui dorsi nudi e le pance enormi e arrossate esibite senza vergogna da giovani e anche da vecchi.Ricordo che l’estate scorsa,lungo il Viale della Libertà,vicino la Banca dove ho il conto,di fronte il Giardino Inglese,c’erano un gruppo di muratori,intenti al loro lavoro(si fa per dire!)rispondenti alla mia descrizione e che ai miei sguardi di disapprovazione,rispondevano con occhiate impudenti e alzate di spalle!
La città,non molto grande,mostrava un aspetto moderno,con le strade senza cartacce o sporcizia,non c’erano mendicanti e le persone avevano un aspetto lindo e pulito,fui affascinata dalle donne;molte, anche giovani, portavano il velo in testa e anche i jeans.Questo contrasto era molto particolare e poi il velo era accomodato con grazia e con tanta abilità che non si spostava minimamente, e incorniciava i volti accentuando la bellezza degli occhi scuri.Alcune donne di età portavano il “djellaba”, un caftano lungo sino ai piedi,con le maniche ai polsi,le stoffe,morbide,accompagnavano i movimenti del corpo,regalando una andatura sciolta ed elegante.Due o tre signore che facevano parte del mio gruppo,avevano magliette di cotone che non riuscivano a dissimulare i rotoli di grasso alla vita e bermuda che,ahimè, facevano vedere cellulite e vene varicose,e per completare, cappelli da ragazzo con visiera per ripararsi dal sole!Dal punto di vista estetico non si poteva esitare a scegliere le signore marocchine e poi,guardando i loro abiti,si notavano le stoffe leggere e fresche che favorendo il movimento e,non aderendo al corpo,lasciavano passare l’aria e,probabilmente erano molto più comodi degli abbigliamenti “casual” di noi europei.
Molto incuriosita,rivolsi molte domande alla guida sul “velo”e sui rapporti tra uomini e donne.Lui parlò a lungo descrivendo una dimensione di vita,che non potevo condividere,ma che mi faceva intravedere un mondo in cui ogni gesto acquista un significato quasi arcano e denso di mistero.”La moglie mostra la sua bellezza solo al marito”mi disse e difatti non si spogliano quando sono al mare e rimangono vestite sulla spiaggia,bagnandosi soltanto in spiagge molto isolate e lontane da occhi indiscreti.
Certamente questi costumi appaiono lontanissimi dal nostro modo di vivere e il mio “spirito guerriero”che,sempre si è ribellato a qualsivoglia costrizione si rivolterebbe se dovesse sottostare a tali prevaricazioni.Ma…ma..Soffro di fantasia!Alle parole del marocchino, scivolarono nella mia mente una sequenza di immagini di uno smagliante erotismo, da trattenere il respiro e battere velocemente il cuore!Vedevo una serie di stanze senza mobili,con tappeti e cuscini sui pavimenti,un uomo accoccolato a gambe incrociate ed una donna che lentamente avanzava, scoprendosi di tutti gli indumenti ,lasciandoli cadere con ampi gesti lungo il cammino,senza ostentazione o provocazione,come inconsapevole di se non nell’attrazione provata, e il velo che si toglie dalla testa,scuotendo i lunghi capelli è,finalmente,come un segnale per l’uomo che si alza per ghermirla in un amplesso che sembra una violenza ma….non lo è!

venerdì 6 marzo 2009

CIAO LUCIO


Ciao Lucio. Ci rivedremo, prima o poi, ci rivedremo anime sorridenti, o spiriti allegri. Continueremo a scriverti, anche qui, nel tuo blog, oggi senza "rosa".
Un abbraccio, Giuseppe e tutti i tuoi amici

mercoledì 25 febbraio 2009

CACCIA AL TESORO


Sicuramente è uno dei tesori della storia della nostra città. Chi altri sa dov'è?

venerdì 20 febbraio 2009

VERGOGNA


Vergogna, senza il "Piazza della". E' ciò che dovrebbero provare tutti i consiglieri comunali, attuali e passati, per l'abbandono in cui consentono che viva (se questo è vivere) la Piazza del Teatro del Sole, come pomposamente ancora qualcuno vuol chiamarla. Uno solo, dei quattro canti, si salva dal degrado: quello affidato a Santa Romana Chiesa, con l'edificio dedicato a San Giuseppe.
(Giuseppe Scuderi)

lunedì 16 febbraio 2009

SALE CINEMATOGRAFICHE IN CRISI


Tra cinema in tv (parabolica o digitale), dvd pirata, film scaricabili da internet... certo che il declino delle sale cinematografiche sembra inarrestabile. E l'insegna (fotografata a Reggio Calabria) lo dimostra.

(Giuseppe Scuderi)

venerdì 13 febbraio 2009

C'era una volta...


C'è poco da aggiungere. Palermo, Vicolo Castelnuovo (tra corso Vittorio Emanuele e Piazza Casa Professa). Non tutti eravamo "radicali", ma quella sede era una dimostrazione di confronto, di discussione, anche di contrasto di cui ancora si avrebbe bisogno.
(Giuseppe Scuderi)

lunedì 9 febbraio 2009

Giochi e sogni

Da un paio di giorni sono state riaperte due corsie della problematica "rotonda" di Via Leonardo da Vinci. Aleggia sempre, sulla zona, il progetto delle futuristiche passerelle pedonali, dallo spropositato costo e dalla molto, ma molto, dubbia utilità: forse sono solo un divertimento (ben pagato) per un progettista. Speriamo che il denaro pubblico ad esse destinate si usi meglio.
(Giuseppe Scuderi)

giovedì 29 gennaio 2009

Partendo da un biglietto trovato per terra...


Quello che vedete nell’immagine è un biglietto dell’AMAT, di quelli attualmente in uso.Riporta il marchio dell’Azienda Municipalizzata Auto Trasporti, un numero di serie, un codice di tariffa, la validità di 90’, il marchio di Trenitalia (lo stesso tipo di biglietto, sinora, è stato adoperato anche per il treno chiamato “metropolitana”, ma mi pare di ricordare che la convenzione sia stata appena revocata). E poi, visto che l’ho raccolto già usato, la timbratura con i codici della obliteratrice e l’orario.
Ma io (che sono abbonato all’AMAT dal 1973) l’ho raccolto perché mi ha incuriosito il disegno che ne riempie quasi tutto il campo. Lo conoscete anche voi: è il logo della Assemblea Regionale Siciliana: “Il nuovo logo dell'Assemblea Regionale Siciliana disegnato da Pierluigi Cerri in occasione delle celebrazioni [del LX anniversario dell’Assemblea, 2007] Tra i materiali raccolti e presi in esame per l'ideazione del segno grafico, il vaso neolitico di Paternò che, per la raffinata modellazione delle impugnature e le complesse decorazioni a spirale, ha ispirato il lavoro dell'architetto. Il logo è un segno elementare, raccolto da un passato remoto e generatore di identità, che esprime l'appartenenza dell'ARS ad una cultura antichissima.” No comment sul logo, potrebbe ispirare altri riferimenti.
Ma perché è sul biglietto? Non c’è scritto nulla, nemmeno sul retro. Si pensa che chi compra il biglietto se ne ricordi, e dica, “ah, l’ARS”? Ci credo poco. E’ il segno che contraddistingue i biglietti per le linee che portano il turista a visitare Palazzo dei Normanni? Ma quando mai, figuriamoci se l’AMAT ha simili cortesie. E’ una pubblicità occulta dell’ARS (visto che l’allora Presidente dell’Assemblea Miccichè si lamentò del fatto che solo il 12% dei siciliani conosce l’ARS e le sue attività?)? Ma anche se fosse così non dice nulla. O il simbolo distingue i biglietti che l’ARS, per incentivare l’uso del mezzo pubblico, regala ai suoi dipendenti così la smettono di invadere Villa Bonanno con le loro auto? Mi pare difficile. O il disegno è piaciuto, in generale, al grafico dell’AMAT e lo ha messo lì; e se così fosse, perché ruotato di 90° gradi rispetto alla forma canonica con le anse laterali?
E se di mezzo ci fosse del denaro pubblico (tipo, mettete il logo, e noi vi giriamo, magari attraverso la Fondazione Federico II, un po’ di soldini, ecc.)?
Boh. Ci vorrebbe il commissario Montalbano. Intanto partendo da un biglietto trovato per terra ho scritto 2087 caratteri e 29 righe.
Giuseppe Scuderi

lunedì 26 gennaio 2009

Scegliete voi


Già il Centro storico, ed in particolare la parte del mandamento Monte di Pietà è un dedalo di strade malconcio, se poi una ha addirittura due nomi, buona fortuna!

(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 21 gennaio 2009

Ricordando il Marocco


di Augusta Modica
Dal Marocco con stupore


A tarda notte all’aeroporto di Tangeri per una attesa vacanza a seguito di un anno di intenso lavoro,dopo avere superato svariati sbarramenti di controllo e perquisizioni e avere risposto a pressanti domande sui motivi della mia visita in Marocco, fattemi in un inglese incerto e cantilenante (comprendo il francese ma non lo parlo abbastanza bene) dopo avere riempito moduli che chiedevano informazioni disparate; dal codice fiscale all’indirizzo del luogo dove avrei soggiornato,al mio stato di salute, alla mia città di provenienza, al mio lavoro etc.,andai ad aspettare il mio consistente bagaglio…che non arrivava! Come di certo è capitato a tanti altri sfortunati viaggiatori, anch’io ho provato l’irritazione e il disagio di non avere neanche lo spazzolino da denti per affrontare la prima notte delle mie agognate vacanze, mentre quel che scoteva di più i miei nervi, già messi a dura prova, fu la notizia, datami da un impiegato assonnato e di malumore: il bagaglio non mi sarebbe stato recapitato ma sarei dovuta andare all’aeroporto a ritirarlo! Devo confessare che mi vennero alle labbra diverse considerazioni poco lusinghiere su un Paese che accoglieva così male i malcapitati visitatori ma, guardandomi attorno e avvertendo un’atmosfera non favorevole ad accogliere critiche o rimostranze, preferii inghiottire il rospo e mi avviai verso la macchina che mi aspettava per portarmi al Club Med, vicino Tetouan, dove avevo prenotato, a due ore circa da Tangeri. Solo in seguito seppi che esisteva un altro aeroporto molto più vicino a Tetouan, ma è soltanto per il re e alte personalità, compresi i capi villaggio.
Era la prima volta che venivo in Africa e mi ero fatta delle idee anche piuttosto superficiali
e imprecise.
Freddo in Africa.
L’automobile correva velocemente per strade ampie e pulite fiancheggiate da costruzioni talvolta non terminate che nel buio mi apparivano bucate da finestre di forma stranamente lineare.Erano circa le tre del mattino e c’erano persone per le vie e in qualche locale illuminato,con i tavolini sui marciapiedi,incuriosita,aprii il finestrino ma una corrente fredda mi costrinse a chiudere. Freddo in Africa, dissi a me stessa infilandomi frettolosamente il cardigan di cotone che avevo poggiato sulle spalle, Poi. riflettendo, pensai che l’escursione termica abbassava la temperatura e continuai a guardare, sentendomi vagamente stupita senza capirne la ragione. All’improvviso scossi la testa aguzzando lo sguardo, perché al cervello mi era arrivata l’immagine, insolita, di persone compostamente sedute che parlavano invece di urlare o ridere sgangheratamente camminavano per le vie, senza barcollare e senza bottiglie in mano. L’autista, un bellissimo ragazzo greco con i capelli ricci, che si chiamava Themelis, osservando la mia espressione stupita mi disse in ottimo italiano (la madre era siciliana):”Non bevono alcool, non possono e non vogliono; lo impedisce la loro religione”e aggiunse, sorridendo che c’era la polizia a ricordarglielo nel caso che avessero derogato a questa regola.Mi appoggiai al sedile riflettendo; certo sapevo che l’Islamismo prescrive l’astensione dall’alcool ma,scioccamente, non mi aspettavo che tutti, abitanti e turisti vi si conformassero, alla lettera. E fu l’inizio per me di un lungo cammino di conoscenza del Marocco che come dice un poeta marocchino,Tahar ben Jelloun “..è un susseguirsi di porte che si spalancano a mano a mano che si avanza”.
Lavoratrici velate

Non c’erano cumuli di rifiuti, lattine, carte o cani randagi, per quanto girassi la testa tutto appariva stranamente ordinato; erano ormai le quattro della mattina e cominciai a notare gruppi di uomini e donne, molte di queste con il velo, decentemente vestite salire su piccoli pullman.”Vanno al lavoro”disse il ragazzo greco”Affittano un veicolo e vanno a lavorare insieme” e aggiunse che dieci anni fa,percorrendo questa stessa strada con il pulmino per prendere o lasciare i turisti del villaggio, pregava con tutte le sue forze che non si forasse nessuna gomma e che il motore non si guastasse perché c’erano torme di mendicanti, di gente che graffiava, implorando, i vetri della macchina, bambini forse malati o addormentati sul selciato,vecchi con gli occhi chiusi e le mani rattrappite sul petto”.Dieci anni”: Pensai che in dieci anni una realtà tragica era mutata così radicalmente e senza stravolgimenti, cioè senza che le costruzioni somigliassero anonimamente alle periferie di Roma, Atene o Palermo la mia bella città “Rosa e Nera”il cui decadimento sembra torbido e irreversibile! Era evidente che i piani regolatori erano rispettati, i colori erano tenui e i cantieri aperti testimoniavano una crescita controllata di abitazioni e locali grandi e piccoli.Ero molto stanca e fortunatamente la macchina imboccò un lunghissimo viale che sembrava snodarsi in mezzo ad un parco; sbadigliando entrai in un bungalow di pietra, interamente coperto di rampicanti, rabbrividendo all’aria frizzante della notte.
Dormii sodo e a lungo senza neanche la goccia di profumo francese che sembrava fosse la camicia da notte di una famosissima attrice americana di tanti anni fa. Mi svegliò, molto tardi, un fruscio che si allontanava e si avvicinava come un sospiro trattenuto; sapevo che era l’oceano e, ansiosa di vederlo, corsi verso le grandi porte finestre spalancandole. Il cielo era di un grigio chiaro, la spiaggia a perdita d’occhio, cosparsa di piccoli gigli bianchi che spuntavano dalla sabbia; chinandomi a raccoglierne uno notai che sulla sabbia c’erano innumerevoli conchiglie di tutte le grandezze e di diversi colori sfumati. La battigia era molto ampia e minuscole onde scivolavano sulla sabbia compatta e lucida come un pavimento. L’acqua dell’oceano era molto fredda ma sembrava massaggiarti vigorosamente la pelle dandoti energia mentre gli occhi mi si spalancavano; una sensazione insolita e mai provata.

-continua.




giovedì 15 gennaio 2009

COMPETENZE


Copio e incollo dal sito del comune di Palermo, alla voce Assessori in carica: "Mario TINERVIA, Assessore Traffico e Polizia Municipale Deleghe: Traffico e Mobilità, Polizia Municipale. Nato a Palermo il 02/01/1965, diplomato in odontotecnica, è dipendente di uno studio odontoiatrico a Palermo. Nel 2004 ha conseguito due Master - a Bruxelles e a Strasburgo - in Relazioni politiche tra la Comunità Europea e gli Enti Locali" Mi sfuggono i nessi reciproci tra gli studi conseguiti, la professione esercitata, i due Master..., e le deleghe assegnate.

Mah!

(Giuseppe Scuderi)

martedì 13 gennaio 2009

LA MALASORTE DEI QUATTRO CANTI

Qualche voce di protesta si è levata, qualche proposta di "uso pubblico" è stata avanzata, ma intanto il "mercato" va per la sua strada. E così, dopo il Palazzo di Rudinì (quello della Libreria Dante) posto in vendita, dopo il Palazzo Bordonaro squallidamente scorticato e abbandonato, il Palazzo Costantino con la ristrutturazione a destinazione alberghiera sul viale del tramonto, la metafora del disastro amministrativo cittadino si arricchisce di un altro tassello.
Complimenti a tutti quelli che, nell'ormai oltre mezzo secolo di storia repubblicana, avrebbero dovuto avere il "dovere" di mantenere la memoria, anche attraverso gli edifici, della nostra storia.
(Giuseppe Scuderi)

Grazie Giuseppe .
Per ora, in questo inverno del nostro scontento, affido essenzialmente a te il blog; perchè esso continui a vivere e a denunciare tutto quello che di nero ingiustamente ammanta la nostra cara Città.
Lucio.

lunedì 12 gennaio 2009

TRENT'ANNI FA

Esattamente trent'anni fa. Ci manca
(Giuseppe Scuderi)

mercoledì 7 gennaio 2009

ISOLATA


La torre di Isola delle Femmine, per quel poco che ancora ne rimane (foto di Gianfranco Zanna, Legambiente). Auguriamole buon anno, sperando che non vada giù del tutto

Giuseppe Scuderi

giovedì 1 gennaio 2009

2009. Buon Anno Città rosa e nera.!!!

E' l'alba. La mia prima foto 2009 non poteva che essere dedicata a questa bellissima e cara Città che spesso fa di tutto per non farsi amare (l.f.)

mercoledì 31 dicembre 2008

Se tutte le armi sparassero così

E' con questa ipotesi disperatamente augurale che per il terzo anno continuo a salutare l'anno che verrà. Purtroppo l'uomo nel nostro tempo, signore di ogni guerra, prosegue a mantenere i tratti di quello che Salvatore Quasimodo descrisse tanto efficacemente:" Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte,- t’ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche, alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore, senza Cristo".

Oggi, pietà per la Ghaza Strip.

l.f.

martedì 30 dicembre 2008

L'ORIGINE DELLA VITA

Sembra proprio "l'origine della Vita": è una delle sorgenti del Fiume Oreto. Speriamo che possa ridare vita ad una delle "peggiori" città d'Italia. Speriamo. Non costa nulla. Anche se non ci crediamo. Speriamo.
Buon anno a tutti i lettori e i redattori
Giuseppe Scuderi

Un pianoforte per il Colonnello. di Lucio Forte. Ultima parte.

“ I vecchi non muoiono, si addormentano e dormono troppo a lungo”. Jacques Brel.

L’ultima festa grande però fu quella che seguì al settembre 1958. Le “manovre” presso gli altri comandi svolte dal papà di Emilio avevano sortito un effetto impensabile. Don Pinì telefonò perché tutta la comitiva sapesse la notizia più bella: era stato promosso “Generale”.
Indimenticabile quel tiepido pomeriggio di fine estate. Tutti a coccolarcelo Lui Generale con le spalline d’oro, raggiante sotto la foto dell’eroe di El Alamein.

the scent of a woman

Un pomeriggio, mentre ci avvicinavamo al suo portone di casa per fargli visita, vedemmo uscire dal portone una ragazza vistosa che s’accompagnò ad un uomo che l’aspettava in strada. Nell’appartamento era rimasto un profumo pesante. Era quello il suo “scent of a woman”?

Quando gli esternammo le nostre preoccupazioni in merito, lui ci disse di stare tranquilli, bastava pagare e tutto andava a posto. Aggiunse che anche se qualche volta le ragazze le chiamava quando non aveva ancora riscosso la pensione quelle ben volentieri gli facevano credito.
Né finì di allarmarci.. “Se qualcuno dovesse tirar fuori il coltello ho anch’io la mia arma”. Da sotto il risvolto della vestaglia tirò fuori le “Due Palme”. “Ecco come mi difenderei: con l’arma migliore, la gentilezza. Nessuno rifiuterebbe una mia sigaretta. Smonterei così chiunque venisse qui a minacciarmi”.
Un pomeriggio di novembre 1958 premetti il pulsante del campanello ma la serratura non scattò. La signora dell’ammezzato uscì col cagnolino. I soliti tre ne approfittammo per entrare.
Sopra, la porta era accostata. Dentro, nessun suono tranne un rumore ripetitivo e meccanico. Il generale era accanto al giradischi sulla poltrona rivolta verso il cinemascope spento. A guardarlo di spalle, col capo reclinato a sinistra, pareva dormisse. Il rumore meccanico era del pick-up che, scavava solchi sempre più profondi nel vinile. Mozart, Sonata in do maggiore, Kochel 545.
Nella stanza un profumo greve e noto. Telefonammo al papà di Emilio. Quando osammo girare intorno alla poltrona, gli occhi di topazio bruciato non vedevano più, non si sollevarono verso di noi nel sorriso di Horowitz. La destra stringeva convulsamente un pacchetto di “Due Palme”. Il referto del medico legale parlò di arresto cardiaco. Nient’altro. Niente di più.
La questione la chiarì poi, in lacrime, Maria La Russa.
Lei e il suo compagno Gianni “u Pullu” i carabinieri li avevano individuati come gli ultimi ad aver visto vivo il Generale. Lo sfruttatore non aveva voluto sentir parlare di credito e aveva tirato fuori la pistola. “Ma niente gli aveva voluto fare…. Solo spaventarlo per farlo pagare subito. Poi u vicchiareddu si ntisi mali….”.
Più che l’assurda minaccia allora ci piacque pensare che fosse stato il rigetto di un gesto gentile, il rifiuto d’una sigaretta della pace, ad aver spezzato un cuore di galantuomo.
Nel salotto delle feste, sotto lo sguardo indifferente dei soldati con l’elmo e il “novantuno” a pied-arm – prima che la sua spoglia passasse sotto la croce di Santa Maria del Gesù ( foto in alto)– quella stessa notte gli mettemmo sotto il cuscino il 78 rpm tanto malridotto.

le note dell'Eroica

Il giorno appresso la banda dell’esercito non suonò ovviamente Mozart. Solo le note dell’Eroica avrebbero potuto levarsi – come avvenne – una volta che sul carro trainato da sei cavalli neri, e con la scorta d’onore in alta uniforme, il Generale avesse iniziato l’ultimo viaggio che avrebbe avuto fine nel camposanto dedicato alla Vergine Madre.
Lassù, sulle pendici del gran monte azzurro che da sud-est difende Palermo dallo scirocco, il Soldato del Gebel, di Nervesa e dei Laghi Ascianghi avrebbe dormito per l’eternità. Lassù, dove in ogni stagione i limoni, le “ trombe d’oro della solarità” squillano di tra il verde cupo del fogliame e il profumo delle zagare bianche.