lunedì 20 ottobre 2008

Restauri a San Domenico



Palermo, Chiesa di San Domenico, sabato 25 ottobre, ore 10.30


Salvare Palermo continua ad operare, pur fra crescenti difficoltà di vario genere al doppio binario della sua ragione sociale, la ben nota “Tutela e valorizzazione…”: quello del monitoraggio critico degli impegni politico-burocratici verso i beni collettivi, e quello degli impegni diretti, con ogni mezzo offertole, nel recupero del degrado di architetture, pitture e sculture della nostra città che ancora in larga parte ne soffrono.
E così, al momento, mentre fortemente ci preoccupa l’assai pesante caduta degli stessi programmi regionali di completamento di assai lunghi e travagliati quanto importanti restauri monumentali, siamo gratificati, quanto meno, dalle possibilità consentiteci di pur limitati interventi diretti sull’accennato “secondo binario”.
Come quello che qui presentiamo, e che ci ha permesso, grazie al cortese e responsabile contributo dell’Assessorato regionale beni culturali per il 2007, di far tornare a nuova vita i due nobili dipinti settecenteschi della Chiesa di San Domenico. Dobbiamo, come sempre, all’appassionato scrupolo professionale di Franco Fazzio l’ottimo risultato del recupero dalla quasi illeggibilità che i dipinti presentavano, confortato anche dall’assistenza del Servizio per i beni storici e artistici della Soprintendenza, che, a nome della Fondazione, qui ringrazio.
Rimane sempre vivo, naturalmente, l’auspicio di una vera e propria rinascita, magari “assistita” (come una volta) di quelle più o meno cospicue sponsorizzazioni private, che assieme agli apporti pubblici, ben altri “interventi e recuperi” ci hanno consentito, a cavallo tra i due secoli, in favore dei nostri preziosi beni artistici e storici, sempre fatiscenti, di chiese e musei.
Vincenzo Scuderi
Commissione per i restauri


domenica 19 ottobre 2008

Slang

di lucio forte

Slang.


Un bel ragazzo. Allegro e presuntuoso. Gran cercatore di esaltanti contatti eterosessuali. Non era cattivo, ma raccontava particolari indecenti ch’era meglio evitare. Per suo difetto costituzionale era sollecito ai brutti esempi altrui. Lo chiamavano Ernestino Scales, alias con un soprannome che lo renderebbe troppo facilmente riconoscibile, e che perciò evito di fare. Anche per l’affetto e l’amicizia che ci legavano malgrado un suo certo slang talvolta un poco indegno.
Dai giornali ho appreso che in anni recenti è stato ospite della jail-house locale. Due soggiorni. Doppia abbronzatura a quadri. Vanitoso. Ancora. Ma qualcuno mi ha detto che ora ha le crisi mistiche. Dicono gli riesca perfino di parlare col Redentore.
Uscivamo insieme con le nostre ragazze: Rhonda Esse e Rhonda Gi. I genitori erano amici e Hollywood un mito comune.
Sulla mia “600” di liceale con un anno di ritardo andavamo in quattro alle rocce del Capo.
Un vecchietto malrasato e con uno strano berrettino stranamente “alla giovane Holden” ci porgeva la copia figlia di un biglietto quadrato generalmente di color manderino. Col numero e il timbro: Ingresso Proprietà Valvassore. Lire cento. Compresa la marca da bollo. Altri tempi. Altri pedaggi.
Biglietti comunque e inevitabilmente da collezione delle nostalgie. Col nome della ragazza scritto dietro. E la data. Ci aprivano un paradiso: il mare colore del mosto, gabbiani stridenti accattoni pelagici, zanzare “vampyre”. E massi enormi sbiancati e lisciviati dal tempo. Tra l’uno e l’altro lo spazio per qualche cuscino.
Ernestino, ospite, scendeva dall'auto con la sua Rhonda portandosi dietro certi pezzi sbrindellati di gommapiuma con la fodera. E spariva con lei.
Con Rhonda Esse restavo in macchina. Ma non per fare l’amore. Lei, medie dalle suore, le parolacce, però, le diceva già. Volto affilato tendente al meditativo e sandali da maschio.
Stavamo per ore a raccontarci storie. Faccia a faccia. Io le inventavo per lei. Lei, le sue me le diceva con tono impegnato e senza accento. Poi cominciavamo a ridere. E non smettevamo. Da grande lei voleva fare l’attrice. Finì per dirigere a male parole anche uno degli ospedali più mostruosi dell’intera penisola. Bella carriera. Io allora non mi arrischiavo a pensare di volere essere qualcosa. Mi bastava pensare di potere essere. Così da sempre. E quanto all’avere, sono rimasto di parche pretese. Ma le storie continuo a inventarle o a raccontarle a un mio pubblico affettuoso e molto ristretto.
Quando il mio amico e Rhonda tornavano dai pietroni, lei aveva sempre le guance di porpora.
Rhonda Gi. Viso dolce e corti capelli neri. Affettuosa. Le volevamo bene tutti. Piena di problemi. Occhi grandi e presaghi di brutte cose. Manca a tanti, ora che ci ha lasciati per l’Oriente più estremo.
Sempre indiscreto e presuntuoso, a quel tempo, Ernestino. Sono certo però che adesso, con gli Interlocutori che ha, si pentirebbe se gli ricordassi ciò che mi disse una sera di un giugno ormai troppo lontano. Infatti, mentre le ragazze s’allontanavano verso casa, sotto i ficus della rotonda dedicata ai caduti per la Libertà, confidenzialmente sussurrò: “ Oggi, l’ho cosciata…… . Sai che vuol dire?”
Come detto, aveva un suo “slang”, il giovane.
Gli risposi che certo lo sapevo. Anche se, a dire il vero, allora non ero poi tanto sicuro di conoscere l'autentico sozzo del termine. Quasi certamente, pensai, doveva trattarsi di un orrido neologismo, una vastasaria, in uso a quel tempo, quando certi "dissoluti" avevano tuttavia anche dei valori per così dire frenanti.
Adesso, ripensando a quei grandi occhi e alle gote infuocate, sono contento di non avere ascoltato i dettagli che quel vecchio amico avrebbe voluto darmi.

sabato 18 ottobre 2008

La chiesa del Carmine Maggiore

Le origini della Chiesa coincidono con l'arrivo del Frati Carmelitani a Palermo, provenienti dal monte Carmelo in Palestina, nell'anno 1238 circa.
E' una parte notevole del "rosa" di Palermo e l'immagine (ph. lucio forte) vuole essere un invito ai "turisti per casa" della domenica. Andate a visitarla, domani. E' a Piazza Carmine, nel centro preciso di Ballarò. Per raggiungerla vi immergerete in un bagno di folla multietnica e nei sapori e negli odori del più fiorente mercato popolare. E in molti riscoprirete certe pagine dimenticate del vostro passato. La splendida chiesa ha anche quella che viene considerata la più splendida cupola della città. E l'interno è un sogno barocco.

AGRICANTUS, Replicano Benassai e Vespertino. Oggi e domani e fino al 23 novembre





TEATRO CCPAGRICANTUS VIA NICOLO' GARZILLI 89
STAGIONE TEATRALE 2008/09
REPLICA di "Chewing gum per due" oggi SABATO 18 ottobre alle 21.30
E DOMANI domenica 19 OTTOBRE ALLE ORE 18 E ALLE ORE 21.30
E' la riscrittura dello spettacolo"Chewing-Gum":"CHEWING GUM per due"di PARIDE BENASSAI con PARIDE BENASSAI E SERGIO VESPERTINO
Musiche di Maurizio Lanzalaco
Lo spettacolo andrà in scena FINO AL 23 NOVEMBRE 2008)ven. e sab. ore 21.30 dom. ore 18 e 21.30
BIGLIETTO SPETTACOLI. INTERO euro 12,00 RIDOTTO (Cral. Ideanet, Diamond Card) euro 10,00 RIDOTTO STUDENTI, OVER 60 E RESIDENTI PROVINCIA euro 8,00+ diritti di prevendita
"Chewing-gum per due"è la riscrittura di uno spettacolo di successo (che nelle sue varie edizioni ha sempre incontrato il gradimento del pubblico dal 1986), un esercizio di pratica attoriale legato alla drammaturgia della scena palermitana. Un gioco scritto per due attori-protagonisti che interpretano i personaggi delle precedenti versioni,restituendo alla scena una rinnovata dimensione.Qual'è il limite tra follia e ragione, tra sogno e realtà, vero e falso? Nino e Pietro (Paride Benassai e Sergio Vespertino) esercitano il gioco come unica forma di superamento del dramma e come mezzo di liberazione. Tutti i piccoli elementi presenti in scena sono,infatti, pretesti per il gioco, il divertimento e l'evasione.Ma anche la loro forte e complice amicizia è un elemento fondamentale. Chiusi in una gabbia di matti (la mente umana) il superamento dei propri limiti è possibile per i due, soprattutto, attraverso la loro reciproca capacità d'amore. Le foto di questo comunicato sono di lucio forte.

venerdì 17 ottobre 2008

Chewing gum per due.Starring Paride Benassai and Sergio Vespertino.


TEATRO CCPAGRICANTUS
VIA NICOLO' GARZILLI 89
STAGIONE TEATRALE 2008/09
Debutta oggi venerdì 17 ottobre alle 21.30 la riscrittura dello spettacolo "Chewing-Gum":
"CHEWING GUM per due"di PARIDE BENASSAI con PARIDE BENASSAI E SERGIO VESPERTINO
Musiche di Maurizio Lanzalaco
Lo spettacolo sarà replicato DAL 17 OTTOBRE AL 23 NOVEMBRE 2008 come segue:
venerdì e sabato ore 21.30 domenica due spettacoli: ore 18 e 21.30
BIGLIETTO SPETTACOLI INTERO euro 12,00 RIDOTTO (Cral. Ideanet, Diamond Card) euro 10,00
RIDOTTO STUDENTI, OVER 60 E RESIDENTI PROVINCIA euro 8,00+ diritti di prevendita
Chewing-gum per due è la riscrittura di uno spettacolo di successo (che nelle sue varie edizioni ha sempre incontrato il gradimento del pubblico dal 1986), un esercizio di pratica attoriale legato alla drammaturgia della scena palermitana. Un gioco scritto per due attori-protagonisti che interpretano i personaggi delle precedenti versioni, restituendo alla scena una rinnovata dimensione.
Qual?è il limite tra follia e ragione, tra sogno e realtà, vero e falso? Nino e Pietro (Paride Benassai e Sergio Vespertino) esercitano il gioco come unica forma di superamento del dramma e come mezzo di liberazione. Tutti i piccoli elementi presenti in scena sono, infatti, pretesti per il gioco, il divertimento e l?evasione.Ma anche la loro forte e complice amicizia è un elemento fondamentale. Chiusi in una gabbia di matti (la mente umana) il superamento dei propri limiti è possibile per i due, soprattutto, attraverso la loro reciproca capacità d'amore.

giovedì 16 ottobre 2008

AIUTO!!!!!


Anche lui in gabbia, come tanti altri monumenti palermitani

(Giuseppe Scuderi)

Cento anni di Polizia Municipale. Una mostra all'Archivio Storico.


OGGI 16 ottobre SI INAUGURA UNA MOSTRA SUI CENTO ANNI DELLA POLIZIA MUNICIPALE.

(Dalla Newsletter dell'ufficio stampa del Comune)

Cento anni di sicurezza a Palermo in mostra, ovvero oggetti, documenti, bozzetti e fotografie d'epoca che illustrano la storia del Corpo di Polizia municipale nell'ultimo secolo (1908-2008).
S'intitola "Per la sicurezza della città" l'esposizione allestita nelle sale dell'Archivio storico comunale (via Maqueda 157) che viene inaugurata oggi alle 16.30 dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Mario Milone. Presenti anche la direttrice dell'Archivio storico, Eliana Calandra; il comandante del Corpo di Polizia municipale, Nunzio Purpura; e il dirigente dei Vigili urbani, Francesco Teriaca.

La Mostra "Per la sicurezza della città - Un secolo di storia del Corpo di Polizia municipale di Palermo (1908-2008)" resterà aperta fino al 9 novembre, ogni giorno (lunedì escluso), dalle 9,30 alle 18,30; ingresso libero.

Il progetto. L'Archivio comunale conserva, a partire dal 1908, la documentazione storica di questo importante settore dell'Amministrazione cittadina che, opportunamente integrata con oggetti e fotografie in possesso del comando di Polizia municipale, ha costituito la base per la ricerca in una felice sinergia con l'Archivio storico. Il progetto nasce dalla volontà di riscoprire memoria e radici di un organismo dedito, fin dalla nascita, a garantire e tutelare la sicurezza cittadina.
La storia:
Dal Medioevo ai Borboni. Le prime notizie risalgono al 1320, quando, tra gli ufficiali dell'Amministrazione, ritroviamo cinque magistri di sciurta (o xurta), addetti alla sorveglianza pubblica, uno per quartiere (Cassaro, Albergaria, Seralcadio, Chalcia, Porta Patitelli), con compiti di tutela dell'ordine pubblico, assicurato da una sorta di ronda notturna effettuata dalle cosiddette sciurte, ossia pattuglie di uomini scelti.A Palermo, l'esigenza di garantire migliori condizioni di vivibilità fu fortemente avvertita dal Senato fin dal Medioevo; ma occorrerà arrivare al periodo borbonico per trovare un servizio ben strutturato e in qualche modo paragonabile a quello attuale, dipendente dal Corpo della Milizia del Municipio (1846).
Dopo l'Unità d'Italia, venne redatto nel 1864 un nuovo Regolamento per il Corpo riunito dei Pompieri cantonieri e Guardie municipali, che univa in sé le competenze relative alla prevenzione e spegnimento degli incendi con quelle volte alla tutela dell'ordine pubblico.
Ma a partire dal 1881 si pensò di separare formalmente e giuridicamente i servizi; nacquero, così, due distinti organici: quello dei Pompieri, nel 1903; e quello delle Guardie municipali nel 1908.
È da questo momento che inizia il percorso della mostra storico - documentaria, che si snoda attraverso circa sessanta testimonianze.

Le testimonianze.
Si comincia dalla deliberazione di Consiglio comunale del 14 aprile 1908, che approva il nuovo regolamento delle Guardie municipali, e che può essere considerato il vero e proprio atto di nascita del Corpo. I suoi componenti rivestono la qualità di agenti della forza pubblica, sono considerati in servizio permanente ed hanno l'obbligo di far rispettare le leggi penali e quelle di pubblica sicurezza. L'organizzazione risultava costituita da un comandante, un tenente e un sottotenente, da 9 marescialli, di cui uno contabile, 16 brigadieri, 14 sottobrigadieri, 4 trombettieri e 274 guardie. Si trattava di 320 persone alle quali erano affidati compiti multiformi e complessi: dalla nettezza pubblica e innaffiamento al controllo stradale, a misure d'ordine e d'incolumità pubblica. In mostra ritroviamo, tra l'altro, avvisi e bandi sul divieto di transito serale di "vetture trainate da animali" che non abbiano "i prescritti lumi accesi"; sulla tenuta e la circolazione dei cani; sulla necessità che portoni e ingressi delle case e palazzi "aperti di notte" fossero costantemente illuminati; sulle disposizioni che regolavano la circolazione in corso Vittorio Emanuele in occasione dell'arrivo delle autorità reali; sulla balneazione; etc. Ma troviamo anche ritagli di giornale che, nella prosa un po' enfatica d'inizio '900, decantano il valore e il coraggio di quelle guardie municipali che, "tra gli applausi della folla" con le loro gesta davano lustro al Corpo cui appartengono.E ancora, sono in esposizione esemplari dei vecchi libretti per le contravvenzioni, cataloghi illustrati di divise militari, progetti di chioschi cittadini, e addirittura l'inventario dei beni mobili all'interno della vecchia caserma delle Guardie municipali, che si trovava in via Torremuzza (ex complesso del Noviziato dei Crociferi, attuale sede dell'assessorato al Centro storico).
La decadenza.
Purtroppo, già dal 1920 il Corpo delle Guardie municipali manifestava segni di decadenza a causa di scarso senso di disciplina e rispetto dell'autorità. E le prime avvisaglie si erano già avute negli anni precedenti. Una testimonianza in mostra è costituita dal caso, riportato sulle colonne di un quotidiano locale, di due vigili artefici di un'intimidazione elettorale (1913). Di poco successiva è una "relazione", anch'essa in mostra, della commissione d'inchiesta sul corpo delle Guardie municipali ormai "in stato di dissolvimento".
Per risolvere tali problemi, venne costituito un nuovo organismo, quello dei Vigili urbani, completamente riorganizzato, pur se al suo interno continuarono a lavorare parecchi esponenti delle vecchie Guardie. Il relativo regolamento, discusso in Consiglio comunale, fu approvato dalla Giunta provinciale amministrativa il 2 febbraio 1923. I Vigili urbani, per statuto, avevano riconfermata la qualità di agenti della forza pubblica ed erano costituiti da un comandante, un tenente, 6 sottotenenti di cui uno contabile, 9 marescialli, 18 brigadieri, 27 sottobrigadieri, 266 tra vigili allievi ed effettivi, di cui 12 ciclisti o motociclisti, e 3 interpreti.
A proposito di questi ultimi, troviamo in mostra il bozzetto acquerellato della loro divisa, recante impresse sul braccio le bandiere dei Paesi di cui parlavano la lingua, nella qualità di interpreti. Il nuovo Corpo disimpegnava servizi di polizia urbana e rurale e coadiuvava i servizi d'igiene ed edilizia; a queste competenze, nel 1924, si aggiunse quella dall'annona.
Durante il periodo fascista molti corpi di Polizia municipale in Italia vennero soppressi, e nel 1939 la stessa sorte toccò a quello di Palermo. Gli anni dal 1924 al 1939 sono, tuttavia, molto ben documentati in mostra da una serie di testimonianze che illustrano le molteplici competenze dell'organismo: licenze d'esercizio, calmiere dei prezzi, divieti di transito "in occasione della celebrazione della marcia su Roma", libretti di licenza di circolazione di veicoli, etc.Esposte anche tre motociclette.
La ricostituzione.
Dopo un decennio, l'1 dicembre 1949, il Corpo venne ricostituito e posto sotto la guida del comandante Diamante. Tale periodo più recente è illustrato soprattutto da foto d'epoca (particolarmente toccante quella in cui i Vigili prestano soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto) e da oggetti-simbolo, quali divise di varia foggia e da tre esemplari di motociclette d'ordinanza, una risalente agli anni Sessanta, una agli anni Ottanta e la terza attualmente in uso.
Oltre ad essere uno spaccato della memoria, la mostra mette in luce il rapporto molto stretto che ha sempre legato le forze di Polizia municipale alla città. Ma, soprattutto, emerge l'immagine di un tutore dell'ordine che svolge la propria missione vicino alla gente e tra la gente, mosso da un forte senso del dovere e consapevole dell'importanza del servizio sociale a lui affidato.
Il catalogo. "Per la sicurezza della città" è corredata da un catalogo, curato dalla direttrice dell'Archivio storico comunale, Eliana Calandra, e dal colonnello Francesco Teriaca, dirigente della Polizia municipale.

mercoledì 15 ottobre 2008

La qualità, non proprio ottima, della vita in città


Palermo dall'89/o posto scende alla 98/a posizione, Catania è la terzultima: gli indicatori di Ecosistema Urbano 2009, l'indagine annuale sulla sostenibilità urbana di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia, pubblicato sul Sole 24 Ore, non lascia adito a dubbi: le due aree metropolitane siciliane, che ingoiano un pozzo di soldi e sono seppellite dai debiti, sono quelle che concedono i servizi più scadenti ai propri cittadini. Il risultato deludente sta dentro un contesto ancora più deludente: il divario fra Nord e Sud, in termini di servizi, è ancora più netto che gli altri anni. Va ancora peggio.Palermo dall'89/o posto scende alla 98/a posizione, Catania è la terzultima: gli indicatori di Ecosistema Urbano 2009, l'indagine annuale sulla sostenibilità urbana di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia, pubblicato sul Sole 24 Ore, non lascia adito a dubbi: le due aree metropolitane siciliane, che ingoiano un pozzo di soldi e sono seppellite dai debiti, sono quelle che concedono i servizi più scadenti ai propri cittadini. Il risultato deludente sta dentro un contesto ancora più deludente: il divario fra Nord e Sud, in termini di servizi, è ancora più netto che gli altri anni.
Fonte: Italia Informazioni.
Per ulteriori notizie : www.italiainformazioni.com
Nele due foto di lucio forte, particolari del nuovo edificio - un ex ricovero per anziani in piazza padre Guzzetta, a due passi dalle Poste Centrali - occupato da venti famiglie di senzatetto storici. Alcuni degli attuali occupanti erano, circa 5 anni fa, negli appartamenti assegnati ad altri in via Mozambico. Gli attuali occupanti dell'ex ricovero sono stati sgomberati d'autorità dallo Zen, da via Alloro e da una lunga serie di palazzi ed edifici precariamente abitati. Nelle due settimane precedenti erano stati al coperto sotto la cupola della Cattedrale.

martedì 14 ottobre 2008

'u trafficu

'U palermitanu avi sempri chiffari!

Foto e testo di Angelo Trapani


Palermo, via Maqueda.
Anche ad orari diversi da quelli di punta, quanti di voi ritrovandosi imbottigliati nel traffico del centro si saranno mai chiesti: ma ast'ura tutta sta gienti runni va?... questo rimarrà per sempre un mistero... uno dei tanti misteri panormiti che forse trova risposta nella vaga affermazione:'u palermitanu avi sempri chiffari!
Tutto ciò, in realtà, rappresenta uno degli storici nodi cruciali della vivibilità della nostra città.
In ordine di importanza ecco il breve elenco:
Disoccupaziuoni, Acqua, Munnizza,Trafficu.
Questi sono i quattro elementi cardine della Palermo vera! quelli che saltano subito all'occhio del visitatore... anche di quello più distratto. Purtroppo è la cruda realtà e questo checchè ne possa aver pensato il nostro sindaco che per Palermo scelse di fare esporre strategicamente, e anche semoventemente sulle fiancate dei bus, un celebre manifesto scarlatto nel quale si riportava l'opinione di una rivista del Nord che aveva avuto la lungimiranza di definire la nostra città come la più cool d'Italia. Mah!
Ci si potrà chiedere come mai il sindaco non ha ancora provveduto a ovviare a tale situazione circolatoria divenuta ormai emergenza ma... si sa... 'U palermitanu avi sempri chiffari!

lunedì 13 ottobre 2008

S'asciucaru 'i balati d'a Vucciria

A Palermo s'asciucaru i balati r'a Vucciria.

La foto e il testo sono di Angelo Trapani.

Palermo, la Vucciria... o meglio quel che resta di un angolo particolarmente rappresentativo dell'antico mercato e della piazza Caracciolo. Un vecchio detto popolare panormita sottolineava come "cosa impossibile da realizzarsi" il fatto che le basole (balati) della Vucciria potessero un giorno asciugarsi... bagnate com'erano continuamente dall'acqua usata dai pescivendoli che, in quella piazza fino a qualche anno fa, esponevano la loro merce. Oggi, purtroppo, come visibile in foto, l'impossibile si è realizzato e ahinoi! il mercato sta morendo sotto gli occhi di tutti i palermitani e assieme ad esso è morta quella parte della nostra Palermo che si credeva fosse immortale. Non ci resta che ricordare ciò che un tempo era la nostra Vucciria, ammirando qualche vecchia foto ingiallita e, per fortuna, l'omonima opera di Guttuso che, unico, è riuscito ad immortalarne l'anima.


L'ex uomo ragno manda a dire...


L’ex uomo ragno del Municipio manda a dire....


Raffadale Antonino da Ciaculli mi aveva chiesto – parecchi mesi fa - di scrivere di lui che si sentiva il palermitano più dimenticato da chi poteva trovargli un lavoro. Sindaco, assessori e prefetto compresi. Forse con qualche parte di vero, anche se è ugualmente certo che di scurdati come lui la città continuava e continua a non essere affatto sprovvista. Comunque sia, fino ad oggi quello che è certo è che lui non ha trovato né lavoro né tanto meno una casa vera e propria. Ieri mattina 12 ottobre, infatti, in piazza Guzzetta, mi ha teso la mano nell’atrio di un ex centro sociale per anziani. Un palazzetto abbandonato alle spalle del celebre oratorio di Santa Cita e nel quale insieme a quindici famiglie palermitane egli si è appena trasferito dopo due settimane passate sotto i tetti della Cattedrale. Antonino, circa due anni fa l’avevo conosciuto e fotografato incatenato ad una branda piazzata sotto il balcone da cui parlò Garibaldi, davanti al portone di ferro del Municipio. E da quello stesso giorno le sue immagini avevano preso a circolare sul web poco prima di quelle tramite le quali egli fu definitivamente e internazionalmente noto come “l’uomo ragno del municipio”. Infatti successe che a nemmeno tre giorni da quel primo incontro, una sua telefonata alle sei del mattino mi fece sapere che egli si trovava già sul palazzo comunale per sensibilizzare meglio e più vistosamente sul suo caso le autorità. Ma in realtà avevo capito male, perché Antonino non lo trovai sui tetti del municipio bensì attaccato come un pipistrello ad una parete dell’edificio e all’altezza del primo piano. In una situazione che aveva del grottesco dato che insieme a lui dalle mensole del famoso balcone incredibilmente pendeva, da una fune di rocciatore, anche la sua branda. Il tutto per una dimostrazione estrema che malgrado l’intervento di pompieri e polizia e le promesse di un funzionario comunale non portò a niente. Nel senso che Antonino rimase disoccupato e senza casa, tale e quale l’ho ritrovato ieri mattina. Una mattinata di sole e perciò di buon augurio, mi disse, nella quale mi mostrò orgogliosamente e con la professionalità d’un agente immobiliare una per una le stanze dell’ex ospizio, pare regionale. Sul cui prospetto ora campeggia un lenzuolo “graffito” un poco sbrindellato ma che per me è a suo a suo modo storico. Perché quel graffito su tela lo ho fotografato nei posti più diversi della città. In via Alloro, alla Cattedrale, nel cortile del municipio e non ricordo più in quale altro dove. Il contenuto del lenzuolo sta nella mia foto sopra queste righe insieme a quella di Antonino uomo ragno. E contiene un programma che egli, nelle sue pur minime proporzioni, mi ha detto di essere finalmente e fermamente intenzionato a portare a termine. Si capisce, insieme ai suoi compagni occupanti tra i quali non mancano gli imbianchini, i muratori e qualcuno che s’intende di elettricità. Quell’ex ragazzo di ormai quarant’anni mi ha mostrato, come ho detto, le stanze dai pavimenti perfettamente ripuliti e ancora riccamente dotate di bellissimi graffiti a carbone ( segni di precedenti passaggi di artisti squatter poveri che non potevano permettersi bombolette colorate) e i sanitari nuovi di zecca donati da un generoso sacerdote che dovranno essere subito installati nei bagni vandalizzati dell’edificio.
Antonino ha detto pure che mi chiamerà al cellulare quando tutto sarà avviato definitivamente per il meglio. E mi ha congedato con un gran sorriso da dentro la barba incolta che gli si è notevolmente ingrigita in questo paio d’anni. “Ma stavolta non da uomo ragno”, ha tenuto a precisare.

(lucio forte)

Padri e figli


Comiso, 11 ottobre 2008.

Franco La Torre sul palco da cui suo padre, ventisette anni prima, tuonava contro l'installazione dei missili Cruise a Comiso.

(Giuseppe Scuderi)

domenica 12 ottobre 2008

Ex Karcere. Manifestazione all'Albergheria.



Nella serata di ieri, al quartiere dell'Albergheria, si è conclusa senza disordini la manifestazione contro la chiusura di "Ex Karcere", il centro sociale costituitosi nei fatiscenti locali di via dei Benedettini un tempo utilizzati come carcere femminile. Nello storico rione, presidiato dalle forze dell'ordine, i manifestanti hanno anche gridato a lungo slogan di solidarietà per i familiari di Pasquale e Giuseppe, due ragazzi del quartiere che nei giorni scorsi hanno perso la vita in drammatiche circostanze sulla Circonvallazione.

la manifestazione a Comiso per Pio La Torre

Oltre duemila persone, tra cui il leader del Pd Valter Veltroni, hanno partecipato alla manifestazione a Comiso (Rg) contro la decisione dell'amministrazione comunale di ritirare la delibera che intitolava l'aeroporto a Pio La Torre, segretario siciliano del Pci ucciso dalla mafia nel 1982. In un messaggio agli organizzatori, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha sottolineato che "la scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato l'impegno politico e sociale dell'onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia". (da Sicilia Informazioni)
per ulteriori informazioni : www.siciliainformazioni.com

sabato 11 ottobre 2008

Abbazia di San Martino delle Scale

Si tratta di una meraviglia della quale non molti palermitani conoscono la storia. Il complesso abbaziale fu fondato da Papa San Gregorio Magno nel VI secolo. Distrutto nell’837 dagli Arabi, venne riedificato nel 1347 dal benedettino Angelo Sinisio e dedicato a San Martino, vescovo di Tours.
Nei secoli, l’abbazia ha subito altri considerevoli interventi architettonici, l’ultimo dei quali ad opera di Venanzio Marvuglia nel periodo neoclassico. Nella foto di lucio forte, la facciata dell'Abbazia.
Per ulteriori e più complete informazioni digitare:
www.correrenelverde.com/abbazie/sicilia/sanmartinodellescale

La nuova stagione teatrale dell'Agricantus.


Presentata alla stampa la stagione teatrale 2008/2009 dell'Agricantus.
Qui di seguito la presentazione del direttore artistico Vito Meccio:
Parte da ottobre l’undicesima stagione teatrale del CCPAgricantus.
In calendario ben quattro nuove produzioni scritte e dirette da tre artisti e autori di grande spessore ed indubbia bravura: Sergio Vespertino, Paride Benassai ed Ernesto Maria Ponte.
A partire dal mese di gennaio e sino al mese di giugno, sempre nei fine settimana andranno in scena le nuove produzioni, attualmente in fase di allestimento, che certamente non mancheranno di sorprendere ed interessare il palato fine e la voglia di divertirsi del pubblico dell’Agricantus.
Autori e attori che si sono distinti per la loro bravura riconosciuta a vari livelli e che sono approdati al teatro, alla televisione, al cinema e soprattutto al grande pubblico.
Vale la pena ricordare che oggi questi artisti rivolgendo lo sguardo al di là del confine regionale, per diffondere la propria arte e utilizzando la propria lingua, vengono inseriti nei cartelloni artistici di alcune importanti strutture teatrali nazionali.
Teatro leggero e comico in lingua siciliana di qualità che allo stesso tempo ci fa riflettere sulla nostra identità, apprezzato anche fuori dallo stretto.
Convinti, inoltre, che alcuni lavori teatrali meritano di rimanere in scena per settimane, mesi e anni, dispiace che poiché già visti, molti ritengano non se ne debba più parlare.
Noi dell’Agricantus pensiamo che se una produzione teatrale è valida e riscuote successo di pubblico è assolutamente importante tenerla in vita e farla conoscere a tutti.
Cosi ci pare, con buona pace dei contrari.
Ed ecco che nel cartellone artistico della prossima stagione teatrale abbiamo voluto reinserire i lavori teatrali “Fiato di Madre e voglio dire” di e con Sergio Vespertino, un omaggio alle mamme, non solo siciliane, “Ridicolo da Quarant’anni. Il meglio di... “ di e con Ernesto Maria Ponte per festeggiarne il compleanno anagrafico e artistico attraverso la riproposta di pezzi teatrali del suo lungo percorso di attore e cabarettista (in scena nel mese di novembre), “Che Vita Ingrata di Giovanni Cangialosi” e la riscrittura di “Chewing –gum. L’isola dei folli” di e con Paride Benassai e con Sergio Vespertino, straordinaria piece teatrale “cult” degli anni 80, tra umorismo tragico, follia e stupidità, sogno e realtà, a cui è affidata l’apertura della nuova stagione teatrale nel mese di ottobre 2008.
Nella foto di l.f. ,da sinistra, Maurizio Lanzalaco ( autore delle musiche di scena di "Chewing Gum) Sergio Vespertino, Paride Benassai e Ernesto Maria Ponte.

venerdì 10 ottobre 2008

Scioperano studenti medi e universitari in cento città. Le immagini da Palermo




Da La Repubblica on line del 10 ottobre 2008. Edizione nazionale.
ROMA - "Non è che l'inizio": questo striscione ha aperto questa mattina i cortei in più di cento città d'Italia organizzati dall'Unione degli studenti contro il decreto Gelmini. Manifestazioni a suon di musica, con tanti ragazzi che hanno portato chitarre, tamburi e fischietti ''per suonarle alla Gelmini''. Trecentomila i giovani che hanno aderito secondo l'Uds che ha fornito dati dettagliati anche per le singole città: a Roma in 40.000 hanno preso parte alla manifestazione, 30mila a Milano, 40mila a Napoli e altrettanti a Torino, 15mila a Salerno, Firenze e Genova, 10mila a Bologna, Bari e Trieste, 2mila a Brindisi, 3mila a Bergamo. Altre migliaia di studenti hanno manifestato nelle altre città.
Nelle foto di lucio forte, la manifestazione in via Ruggiero Settimo a Palermo.


Sequestrata Villa Ferreri


Notizia tratta dalla newsletter del 9 ottobre 2008,
ricevuta dall’ufficio stampa del Comune.

SEQUESTRATA VILLA FERRERI.

( quanto alla foto, leggasi nota a fine post)

”I soffitti a volta crollati, gli ampi e bellissimi saloni senza tetto, gravi carenze strutturali, pavimenti distrutti e privi delle antiche maioliche, maiali e pecore che vagavano nelle stanze. Si è presentata in queste condizioni, agli occhi degli investigatori del Nucleo Tutela Patrimonio artistico della Polizia Municipale, Villa Ferreri, il complesso monumentale del XVIII secolo con la splendida facciata del corpo residenziale in stile Luigi XVI, che si trova contrada Serra Carrubella - via Gaetano Falzone, ai margini occidentali del quartiere di Tommaso Natale Sferracavallo e sulle pendici del Monte Billiemi.
Nel corso dell'operazione è stato riscontrato il crollo dei soffitti dei saloni e delle preziose parti artistiche, in altri ambienti resistono solo alcune parti lignee di volte minacciosamente sospese che potrebbero crollare da un momento all'altro.Lo scalone d'onore e gli ampi saloni del piano nobile, un tempo dedicati alle feste della ricca borghesia palermitana, e la chiesetta ai margini della corte sono stati spogliati di ogni arredo e destinati al ricovero di capi di bestiame.
Il parco molto frequentato dalla nobiltà dell'epoca che accedeva dalla corte anteriore per passeggiare tra le rigogliose vegetazioni di lecci, allori, mirti versa in totale stato di abbandono devastato dagli interventi edilizi.
Villa Ferreri fu di proprietà degli Oliveti Duchi di Acquaviva fino alla metà del XVIII secolo ed in seguito acquistata dal Barone Gioacchino Ferreri per realizzare la sua residenza di campagna. La villa dalla quale si godeva una delle più belle vedute della città, cambiò volto in mano al Barone Ferreri che ispirandosi allo stile Luigi XVI realizzò la facciata del corpo residenziale, mentre abbellì i saloni del piano nobile affrescandoli in stile neoclassico.
Il sequestro - fa sapere la newsletter - permetterà di scongiurare la perdita di un'importante testimonianza della storia della nostra città e di predisporre i necessari interventi per riportarla all'antico splendore.

NOTA: Si precisa che la foto a corredo di questa notizia non riguarda Villa Ferreri bensì i ruderi di un palazzo nobiliare che dopo i bombardamenti del 1943 sono rimasti tali e quali in pieno centro storico della città e finora , a quanto pare, ineliminabili o quanto meno non "risanabili".

giovedì 9 ottobre 2008

Albergheria


Senza bisogno d'altre parole

(Giuseppe Scuderi)

Le fioriere cassonetto

Per convincere i palermitani a lasciare a casa le auto si è provato finora di tutto. Ci si provò un paio d'anni fa anche con i messaggi contenuti in certe strane fioriere che , appunto, "fiorirono numerose e non sempre a buon proposito sui marciapiedi cittadini. Certo tali veicoli di pubblicità non servivano solo a tale scopo ecologico, perchè pubblicizzavano anche merci di vario genere; benchè a onor del vero bisogna dire che dal punto di vista ecologico qualche preciso risultato le fioriere lo ebbero pure. Mi riferisco al fatto che le sottostanti vasche con la terra, ma del tutto prive di piantine, vennero subito utilizzate dai passanti come contenitori delle più diverse immondizie minute: dalle cicche ai fazzolettini di carta usati, dai biglietti del bus scaduti a quant'altro di piccolo non servisse più. Ne potè dirsi meglio dell'impatto ambientale dato che si riuscì per qualche tempo a posizionare tali "fioriere a vela" davanti ai monumenti più importanti della città, rendendoli un poco meno visibili - forse per proteggere i turisti dalla cosiddetta sindrone di Stendhal ? - con i risultati che evidenzia la mia vecchia foto. Poi, a poco a poco, diminuirono da sole e oggi mi pare che in giro di quelle fioriere non ne restino più tante. Restiamo al contrario in attesa di altre più efficaci e magari meno "originali" campagne antitraffico, caratterizzate da più persuasivi e credibili messaggi sul come poter lasciare le auto a casa utilizzando al loro posto certi mezzi pubblici sempre più numerosi e rapidi.
Per esempio, i vagoni di una famosa metropolitana che - insieme ai tram - pare che, malgrado tutto, continuino a chiamarsi "desiderio" anche nella città più trendy della Penisola.
l.f.

mercoledì 8 ottobre 2008

Il futuro della Chimica Arenella secondo la newsletter del Comune

Fonte: Ufficio Stampa del Comune.

EX CHIMICA ARENELLA, APPALTO PER SPAZI ESPOSITIVI E ARREDI ESTERNI

Va in gara d'appalto il progetto da 8,7 milioni di euro portato avanti dall'Amministrazione per il recupero di un padiglione dell'ex Chimica Arenella destinato ad attività espositive, al quale si accompagnerà la realizzazione di nuove opere d'urbanizzazione (tra cui un parcheggio) e l'allestimento degli spazi all'aperto.Il bando per l'affidamento dei lavori è stato pubblicato e le ditte interessate hanno tempo fino alle 13 del 24 novembre per presentare l'istanza di partecipazione allegando la documentazione richiesta. La procedura di gara sarà curata dall'Ufficio regionale per le gare d'appalto (Urega).L'intervento, curato dagli uffici comunali del settore Urbanistica ed edilizia, è uno stralcio del piano generale per il riuso dell'ex opificio e riguarderà le aree di cui l'Amministrazione ha già la piena disponibilità, per una superficie di circa 7.200 metri quadrati, 600 dei quali occupati dall'edificio da ristrutturare.La realizzazione dell'opera sarà affidata mediante appalto integrato: il progetto definitivo predisposto dall'Amministrazione sarà consegnato alla ditta aggiudicataria, che dovrà fare entro 90 giorni gli approfondimenti necessari per renderlo esecutivo e poi eseguire i lavori in un tempo massimo di 420 giorni.L'importo complessivo, finanziato con fondi del Por Sicilia erogati dalla Regione, è di 8 milioni e 712 mila euro, mentre la sola base d'asta, al netto delle somme per oneri e spese accessorie, è di 6,8 milioni di euro. La fase d'attuazione del piano per il recupero dell'ex Chimica Arenella è iniziata nel marzo scorso, con l'inaugurazione dei lavori per la tutela della fascia costiera antistante le fabbriche.

martedì 7 ottobre 2008

Empatia e jet roar

di lucio forte

Empatia


I gettoni sparivano dentro la “slot” del telefono pubblico del signor Marcatajo, salumiere-fruttivendolo di campagna davanti alla rete dell’aeroporto. La donna attese a lungo, con la cornetta all’orecchio, nella melassa calda della bottega angusta . La mano sinistra stringeva un telefono cellulare. Forse spento.
Bruna, era alta e magra vista di spalle. Il prendisole a fiori grigi le veniva giù con l’orlo irregolare, un po’ più alto un po’ più basso tutt’intorno.
Il contatto non avveniva. La signora rivelò il profilo di quarantenne spostando dalla gamba destra alla sinistra il peso di un corpo quasi gracile. Quel lato del volto era grazioso. Non aveva rossetto sulle labbra dal taglio dolce, morbido. Il naso piccolo e ben fatto, con le narici vibratili d’ansia contro la luce lattiginosa di una finestrina accanto all’apparecchio.
- “Pronto. Pronto? Ah, sei tu? E’ tanto che cerco di chiamarti…… Anche ora non riuscivo a ottenere la linea…….”
- “bla…bla…bla….”
- “Come vedi ti sto chiamando.”
- “bla…bla….”
- Ma io... ti ho sempre rispettato.
- “bla…”
- “Va bene. Spero di poter chiarire di presenza. Ciao.”
La cornetta ritrovò l’incavo viscido dal quale soleva pendere. E i soldi non spesi tornarono indietro…tre…sei…nove!
Una scorta per una telefonata prevedibilmente più lunga e articolata.
A quel punto lei aveva il volto atteggiato a chiaro sconcerto. Forse appena più pallido. S’asciugò il sudore del labbro superiore e si mosse soprappensiero verso il banco di vendita. Prese da terra la busta di plastica gonfia di spesa. “Mah”, disse, come a se stessa, sollevando il fardello quotidiano.
I reattori del jet inglese fecero tremare l’aria e i vetri del negozio. Sempre così da quelle parti quando i piloti invertono il getto di spinta in fase d’atterraggio
- “Finalmente è riuscita a parlare, ” intervenne consolatorio Marcatajo.
Ora che porta l’apparecchio acustico, lui parla di più. Non ha più paura di far domande. Nè delle risposte.
La donna parve non averlo sentito. “Mah”, ripetè. “E poi questi aerei non li sopporto più.”

“Ci sono momenti che non si sopportano più” replicò. Ma, stavolta fissandomi. Accennai a consenso spingendo più volte, quasi stolido a mia volta, la testa in avanti. Capita. In quel gesto goffo rividi la testa e il cappelluccio del burattino De Curtis in un suo celebre siparietto da avanspettacolo.
D’altro canto non avrei che potuto confermare, a parole: “Ci sono dei momenti, che non si sopportano più”. Ampliamento universale del malessere. Ma eccessivo.
Dalle labbra più esangui venne fuori un “Ciao”, poco convinto e quasi faticoso.
Marcatajo, galantuomo poco disinvolto e rispettoso, non ebbe la mondanità di replicare all’imprevisto saluto, per lui troppo confidenziale..
Io, con i miei quattro peperoni gialli nelle mani, in un empito d’empatia (casuale il bisticcio), risposi “Ciao” alla prima sconosciuta addolorata, incontrata all’inizio di una giornata che Marcatajo, almeno lui, mi augurò buona.

lunedì 6 ottobre 2008


Tutti a Comiso in piazza Diana Sabato 11 ottobre alle 16.30Nel nome di Pio La Torre Contro le mafie Per la pace, lo sviluppo, la democrazia

Qualche settimana fa il nuovo sindaco di Comiso, con un atto che non ha solo offeso la memoria di Pio La Torre ma anche quella di tutti i cittadini per bene, ha deciso di cancellare l'intitolazione allo stesso "La Torre" dell'aeroporto di Comiso.Questo atto ha provocato tante reazioni e proteste da parte di un arco molto ampio di forze, movimenti e associazioni della Sicilia e dell'intero paese.
Tutto questo perché se l'aeroporto attuale di Comiso, da base militare è diventata una struttura aeroportuale euromediterranea a servizio dello sviluppo di Comiso e della Sicilia, è frutto delle lotte unitarie contro le mafie, per lo sviluppo e la pace alle quali ha contribuito Pio La Torre sino al sacrificio della sua vita.
Per questo il Centro Studi Pio La Torre, d'intesa con i familiari di Pio, con gli intellettuali siciliani che hanno proposto l'intitolazione dell'aeroporto a La Torre, con i promotori dell'appello di Articolo 21, che ha raccolto sinora ventimila firme tra personalità, organizzazioni e semplici cittadini, propone a tutte le forze politiche, istituzionali, sociali e civili di aderire e partecipare in massa alla manifestazione di Comiso perché non sia dispersa la memoria condivisa.

Centro di Studi ed Iniziative Culturali Pio La Torre Onlus, Via Remo Sandron 61, 90141 Palermo Telefono-Fax 091348766 info@piolatorre.it www.piolatorre.it/
(Giuseppe Scuderi)

il palmo... questione di fiducia

Quando iniziava il 19mo secolo la fabbrica della Cattedrale, per comodo e pubblica utilità e per indicare con certezza quanto ampia fosse la misura di un palmo, si preoccupò di fornire l'assicella di ottone incastrata nella lapide di cui sopra. Ma l'autorevole assicurazione non bastò evidentemente a superare la tradizionale incredulità o diffidenza degli utenti; e ciò viene visibilmente chiarito dalle tracce di unto intorno al "palmo" lasciate da un'infinità di palermitani che da allora hanno voluto verificare, sovrapponendo il palmo proprio a quello fornito dalla chiesa, se la gentile offerta corrispondesse al vero. (l.f.)

domenica 5 ottobre 2008

... e fu subito giallo

(di l.f.)
Nel corso di una ricerca sul prezioso "cartaceo" del giornale L'Ora custodito al'Istituto Siciliano Gramsci mi è casualmente capitato di rileggere una storica prima pagina. Quella stampata il 6 luglio del 1950, poche ore dopo il comunicato radio che annunciava la fine di Salvatore Giuliano nel corso di un conflitto a fuoco a Castelvetrano. Una storia che mi venne infine e assai più di recente raccontata da Franco Grasso, partigiano della libertà e voce libera del giornalismo sicilano. Infatti Grasso, all'alba di quel drammatico giorno d'estate, fu tra i primi cronisti ad arrivare al cortile Di Maria dove il corpo
di Giuliano giaceva crivellato di colpi.
E subito egli avvertì qualcosa di strano nella scena resa famosa dalle foto che fecero il giro del mondo in quella stessa giornata. Quando in merito chiesi notizie a Franco Grasso, prima di raccontarmi ogni più minuto particolare di quella vicenda, egli trasse dalla libreria il suo bel volume di memorie "Le Radici del Presente", edito da Kalòs nel 2003, e mi lesse " ... disgustato e non convinto decido di proseguire le indagini per conto mio, a cominciare dal cortile Di Maria.
Interrogo la gente, avara di risposte. Ma un fornaio della zona mi informa di avere udito, nel silenzio della notte, un colpo isolato e più tardi una lunga sequenza di spari. E' un particolare che differisce dalla versione ufficiale, forse una nuova pista. Attraverso il paese fino all'obitorio: il corpo di Giuliano giace sul letto di pietra, nudo, vigoroso, tormentato dai proiettili. Mi accorgo che soltanto da una ferita sotto l'ascella sinistra si vedono grumi di sangue, mentre dalle altre innumerevoli ferite non c'è traccia di fuoruscita di sangue.
Chiedo al perito dell'esame necroscopico, il professor Ideale Del Carpio, se è fondato il mio sospetto che tutti i colpi tranne uno al cuore erano stati inferti dopo la morte.
"Segreto istruttorio" mi risponde; ma sorprendo un suo involontario cenno di assenso".....
Per chi volesse approfondire certi dimenticati momenti dei giorni immediatamente successivi a quel 6 luglio sono sicuramente eccezionali le corrispondenze - imperdibili - da Castelvetrano e da Montelepre inviate a Palermo da un altro straordinario cronista e maestro di giornalismo quale fu Enzo Perrone. I suoi scritti da inviato speciale sono nella stessa collezione cartacea cui ho accennato all'inizio.

sabato 4 ottobre 2008

l'atelier del maestro di ciaca

Da secoli i nostri anonimi mastri di ciaca scolpiscono l'immagine della città nella pietra di Billiemi. Non sono semplici scalpellini, sono artigiani e artisti che si distinguono per la serietà e l'amore con i quali incidono le pietre che un tempo lastricarono anche la "Via Marmorea", il Cassaro che dal Kasr dei mussulmani scendeva dritta come una lama verso la Marina e la vicereale Porta che le bombe del '43 non riuscirono a cancellare.
Adesso i nostri mastri di ciaca stanno restaurando le basole di piazza Giovanni Meli e dintorni. Un lavoro che forse farà venire in mente, a chi di dovere, l'opportunità di una pur minuscola isola pedonale, con assoluto relativo divieto quanto meno di parcheggio su quelle belle lastre che nella foto appaiono tanto giudiziosamente collocate ed esposte prima della messa in opera. O no?

venerdì 3 ottobre 2008

La fame dei parcheggi...

" U signuri duna u pani a cui nun havi i denti". Non so bene perchè - ma forse è ricordo plausibile - è a questo un poco disperato e antico proverbio siciliano che mi ha fatto pensare il parcheggio ( solo di immondizie ?) in via Libero Grassi. Una strada bella ampia e costeggiata da decorosi palazzi e palazzoni moderni che sono stati costruiti secondo la normativa che impone almeno un posto macchina per appartamento. Legge apprezzabile perchè fa sì che la stessa bella strada intestata all'eroico Imprendtore sia anche una di quelle dove per posteggiare non ci sono mai problemi di spazio. Adesso, come documenta la foto, prima dello sbocco di tale arteria nel caos perenne di via Cappuccini -Pitrè, il Comune ha realizzato un bel posteggio che però resta praticamente senpre vuoto di auto ma non di immondizie. Eppure il nuovo parking (considerata la fame antica e inestinguibile di posteggi ) potrebbe, se opportunamente segnalato all'attenzione pubblica, indurre chi arriva in città tramite la vicina Circonvallazione a parcheggiarvi l'auto e prendere un mezzo pubblico per scendere in centro. O no?

(l.f.)

giovedì 2 ottobre 2008

Come siamo rimasti e come eravamo.

Come siamo rimasti.

Il fiume Oreto, oggi, alla foce. Qualche decina di metri più a monte, sulle lussureggianti rive del mitico corso d’acqua, iniziava quella specie di paradiso cui accennò anche il gentiluomo Vincenzo di Giovanni nel suo seicentesco “ Palermo Restaurato”: “…pieno di giardini e canneti ,alle stagioni vi sogliono passare aironi rosselli, arali e altri uccelli, i quali dai signori e cavalieri, che di caccia si dilettano, si volano con falconi gentili e peregrini, e con altri falconi barbareschi, con sommo diletto di quelli e dei viceré e principi, che di tale caccia si dilettano.”
(l.f)

mercoledì 1 ottobre 2008

Il frutto avvelenato della tolleranza zero.

Il frutto avvelenato della tolleranza zero.
Questo il titolo di Repubblica sul pezzo ove Curzio Maltese scrive di Emmanuel Bonsù Foster la cui immagine dall'occhio pesto sta facendo il giro d'Europa . Mentre non ci riesce proprio di immaginarlo (quell'occhio chiuso) frutto di una caduta accidentale capitatagli mentre il ragazzo se ne tornava passo passo, tranquillamente, a casa dalla scuola serale e in attesa di iniziare a collaborare per il recupero dei dipendenti da sostanze illegali nella civilissima città di Parma.
Non voglio entrare nei particolari che sono in tutti i giornali non razzisti. Però sono certo che qui a Palermo nessuno chiamerebbe "negro" e caricandolo poi di botte il mio amico della foto qui sopra il cui sorriso disarmante - quando lo ritrassi ai piedi della la torre duecentesca di San Nicolò a Ballarò - mi sembrò illuminare quel contesto spesso drammatico e spesso anche dolorosamente squallido. Forse il fatto è che qui abbiamo convissuto con quasi tutte le razze del mondo senza razzismo di alcun genere. Non saprei che dire. Se le botte a Emmanuel gliele avessero poi dato proprio i tutori parmigiani della legge comunale sarebbe gravissimo e mi spiacerebbe per più ragioni ancora di più. Non sapendolo, e nel rispetto della legge che ritiene qualcuno innocente fino alla fine di tre gradi di giudizio, non posso fare a meno che esprimemere solidarietà a Emmanuel, così come feci nel caso della prostituta nigeriana lasciata per terra seminuda e della quale si è perso il ricordo, ma non del tutto spero.
Due episodi cui va la stessa solidarietà che qui esprimo anche nei confronti di Pietro Milazzo , sindacalista Cgil a capo del dipartimento immigrazione dello stesso sindacato, diffidato oralmente dalla Questura per la sua presunta condotta socialmente pericolosa. Io non so che cosa possa avere originato tale provvedimento nei confronti di Milazzo che in città oggi raccoglie anche una inedita forma di solidarietà bipartisan. Di Milazzo so, per averlo visto spesso accanto a molti poveri di varie etnie e ai senzacasa palermitani , che è persona gentile che crede nel dialogo. Persona che ho sempre visto a colloquio affabile e sereno con le forze dell'ordine anche in certi momenti dei più drammatici e che ho visto sempre trattato col giusto rispetto dagli stessi interlocutori.
A Milazzo e ad Emmanuel intanto vada, comunque e provvisoriamente ma anche e presto definitivamente, la solidarietà di questo Blog. E se davvero la nostra è una nazione civile lo dimostri, evitando la sopraffazione dei più deboli, di neri gialli o rossi che però hanno il sangue dello stesso colore del nostro
lucio forte

Lo smog che ricopre anche la centralina.

La fitta patina di lurido che rende a stento leggibile la targa di Palazzo Geraci - di cui alla odierna foto e alla contestuale nota di Giuseppe Scuderi - non poteva non farmi tornare con la mente della memoria breve a Piazza Indipendenza dove , proprio ieri mattina, ho fotografato la centralina comunale per il rilevamento delle polveri sottili e di quanto altro di sottilmente insidioso siamo costretti a inspirare passando da quelle parti. E precisamente davanti a quella centralina comunale che sappiamo perfettamente funzionante e dispensatrice di sempre più preoccupanti segnalazioni sull'aria che tocca respirare a grandi, vecchi e bambini. Mentre resta evidente che - se anche qualche congegno interno dell'apparecchiatura dovesse momentaneamente incepparsi - chi volesse saper qualcosa di molto recente sull'Inquinamento nella piazza dedicata ai martiri della nostra indipendenza ("cui fu magione il carcere e trono il patibolo") non avrebbe da fare altro che passare davanti a quel mirabile congegno di rilevamento. E per trarne le ovvie conseguenze basterebbe concentrarsi sulle evidenti strisce di lurido fotografate ieri sul rivestimento dell'apparecchio e che le recenti abbondanti piogge non hanno minimamente dilavato o sbiadito.
C'è da tremare al solo pensare che cosa avà registrato all'interno la solerte quanto inzaccherata centralina!
Eppure, siamo ancora al come rimborsare le quote della ZTL indebitamente versate. E dopo ?

Ruderi


Nel 1615, il primo proprietario è Francesco Lanza, cui subentra Pietro Balsamo principe di Roccafiorita. Nel 1626, l’edificio si ingrandisce con incorporazione della preesistente chiesa di San Biagio, e i lavori durano sino al 1632. Quando il principe di Roccafiorita muore senza eredi, la proprietà passa ai marchesi di Geraci, che nel 1780, ne curano la ristrutturazione con progetti di Venanzio Marvuglia, quando ne è proprietario Giovanni Ventimiglia e Spinola marchese di Geraci. Alla morte di Giovanni Ventimiglia, il palazzo passa alle sorelle Corrada (sposa di Pietro Mancuso) e Giovanna (sposa di Antonio Scimonelli). Nel 1873 il palazzo viene venduto a Francesco Cammarata, e diviene sede del Nuovo Casino Circolo Geraci, ritrovo del mondo elegante.

Nel 1943 viene colpito dai bombardamenti americani. E così è rimasto.

Giuseppe Scuderi

martedì 30 settembre 2008

... ma non dimenticate l'Orto Botanico

Chiare, fresche e dolci acque quelle alle fonti dell'Oreto, nella foto pubblicata sotto questo post e messa on line da Giuseppe Scuderi. Le ho assaggiate ed erano petrarchesche davvero davvero al tempo in cui - con alcuni amici che credono ancora nel miracolo del Fiume risanato e che nel mito rotolava pagliuzze d'oro - andammo a fotografare una tale straordinaria "testa dell'acqua". E lassù, sui monti d'origine, mi assicurano che il luogo non è cambiato. Ma anche a valle, purtroppo, non è cambiato niente. Quelle limpide acque violentate e divenute, definitivamente ?, fognarie continuano ad avvelenare il litorale e la costa sfregiata. Eppure, nella Palermo delle contraddizioni, del Rosa e del Nero, a poche centinaia di metri da quel permanente disastro ecologico, per fortuna c'è anche l'Orto Botanico: un'autentica meraviglia che fa onore alla Città. Ma soprattutto al nostro Ateneo che con fondi non illimitati riesce a gestire, appunto, un meraviglioso "sogno verde ". Che raccomando vivamente ai concittadini di buona volontà. Andate a visitarlo adesso, non perdetevi un'occasione unica... !
lucio forte

Eppure anche questo è Fiume Oreto

Difficile da credere, ma alla fonte il fiume Oreto è così.
Giuseppe Scuderi

lunedì 29 settembre 2008

Prima dell'ultimo vecchio ponte...

TABACCHI NAZIONALI ED ESTERI

di lucio forte

I passi li riconobbi subito. Il trascinarsi dei chiodi sotto le spesse suole era inconfondibile sul vecchio ponte. Nello scarso traffico, a quell’ora di un’alba livida.
Sullo sfondo Ospedale, Policlinico e Sant’ Orsola. Ciclo completo.
Scavalcando il fiume di melma e zanzare, il manufatto – anno XIV E.F. – portava, dopo la curva, al vecchio stabilimento conserviero dove quel mio indimenticabile vecchio aveva lavorato per anni. Nella fabbrica che un tempo gratificava il quartiere di Buonriposo del canto stizzoso delle operaie. Oltre che dell’odore del “Sammarzano” bollito da spellare e dell’acido per saldare le scatolette di salsa.
“Tomato for Italian Maccaroni”. Si presentavano così quelle lattine d’ogni grandezza, molte delle quali dovevano poi viaggiare oltre oceano. Fin dal tempo dei “manovali” di Al Capone e con i galantuomini dai pantaloni bucati come le tasche e le loro stesse esistenze.
I passi lenti avanzavano con lo struscìo penoso di sempre. Non c’era bisogno che mi voltassi a guardarmi indietro. Tosse cavernosa. Gran fumatore, lui. Mai pentito, aveva aspirato di tutto. Dalle foglie di vite al trinciato di lusso “Prince Albert”, nelle inconfondibili lattine rosse dono postale di Don Mercurio, Hoboken N. Y.
Rallentai prima della svolta dove il tabaccaio, alle sei e trenta, con qualunque tempo, alzava la saracinesca. Tappa obbligata. Ma il signor Cusumano non c’era più dietro il banco. L’avevano portato via quindici anni prima con la testa spaccata da una caduta che si disse accidentale. Il successore non mi era familiare e nemmeno simpatico.
Con la destra libera – la borsa patchwork di consunta pelle rossa e nera che conteneva la colazione delle dodici il caro vecchio la sosteneva con l’altra – mi toccò lieve su una spalla guidandomi dentro. Ansimava un pochino. Gli avevamo festeggiato ottant’anni molto tempo prima. Sotto il basco di lana un poco scolorito blu, parlò di nuovo la sua voce perduta. “Un toscano per me. E un pacchetto di Sport per mio nipote”.
Sempre orgoglioso di quel rampollo, fumatore a diciotto anni. E posò le monete sul vetro rigato.
Il tabaccaio con un’occhiata un poco più stralunata del suo solito, si rivolse alla mia non meno perplessa faccia rimasta in attesa delle sigarette nel pacchetto blu e rosso, con la grande "esse" bianca di “Sport”.
“Va bene per il toscano – fece – ma non lo sa che le Sport non le fanno più da un sacco di tempo?”. Scosse il capo guardando oltre, alle mie spalle, come per ammiccare verso un ulteriore e ancor meno probabile cliente: “Già ubriaco, a quest’ora della mattinata!”.
Presi tra le mie la mano rugosa e fredda come la tartaruga che un giorno lui mi aveva regalato. Uscimmo per abbordare insieme ( dopo l'ultimo vecchio ponte di faberiana memoria ) il tratto in discesa verso la “Due Ancore Tomato Brand” e il ponte di Garibaldi.
Intanto, alle spalle, sibilava ancora la voce stizzita del tabaccaio:
“E vieniti a riprendere questi soldi. Non so che farmene… Sono fuori corso da almeno trent’anni!”.

Hasta la Victoria

Il centro sociale "Ex Carcere" non si arrende davanti all'eventualità di uno sgombero dai locali che furono il carcere femminile di Palermo. Dal quotidiano "La Repubblica", redazione di Palermo, apprendiamo che per il primo ottobre il collettivo ha indetto un'assemblea alla Facoltà di Lettere per chiarire alla città la situazione e per annunciare la giornata di mobilitazione nazionale che avrà luogo a Palermo l'11 ottobre. Manifestazione cui saranno presenti gli occupanti di tutti i centri sociali nazionali. L'ex carcere, fa sapere il Giornale, fu il teatro nel quale, tra gli altri, hanno decollato i cursus artistici di Davide Enia ed Emma Dante.

domenica 28 settembre 2008

Nostra signora delle Pomelie



di Lucio Forte

In via M. , dentro il ricordo espiantato d’un remoto agrumeto, ora prospera una bella Pomelia. Una pianta che in un lontano altrove chiamano “Frangipane”. Molto amata dai palermitani e che potrebbe ormai figurare con un senso preciso in uno dei quarti del blasone urbano. Vive a lungo anche nei vasi di terracotta e la ereditiamo dalle nonne e dalle madri, come un bene di famiglia. Quella di cui parliamo, negli anni l'abbiamo vista crescere fino a farsi un albero. La notammo, una prima volta, perché aveva qualcosa di speciale rispetto alle altre pomelie. Quelle che, con lo stesso sensuale odore, offrono il giallo e il bianco dei cespi un tempo venduti per strada insieme al profumo verde dell’erba cedrina. Questa pomelia regala, infatti, tantissimi fiori che hanno la particolare caratteristica d’essere lievemente venati di rosso.
Da aprile ad ottobre, in quella via, la proprietaria di una delle casette a schiera d’edilizia popolare le raccoglie da terra, le corolle cadute. Forse al mattino ne stacca pure di fresche. Per disporle in fila ordinata, sul muretto di cinta. Chi passa, in tutti quei mesi, può sempre portarne via una. Insieme con i pensieri, non importa se lieti o tristi, che ogni volta la memoria degli odori rinnova. Forse, per qualcuno, la presenza di quella nostra "Signora delle Pomelie" potrebbe essere una delle ragioni per le quali è il caso di continuare a restare nella nostra città così tante volte irredimibile.

sabato 27 settembre 2008

Pericolo di crollo sull'Isola delle Femmine


Dall'ufficio stampa della Riserva Naturale di Isola delle Femmine abbiamo ricevuto il comunicato e le foto che qui pubblichiamo:

Oggetto: Segnalazione pericolo crollo Torre di Avvistamento presso la Riserva Naturale Orientata Isola delle Femmine.


Si sono conclusi i lavori di segnalazione del potenziale pericolo di crollo della torre di avvistamento del XVI sec. presso la Riserva Naturale Orientata Isola delle Femmine.

Nel giugno scorso la Procura della Repubblica di Palermo aveva provveduto a sequestrare la torre per le sue precarie condizioni di stabilità.

La LIPU che gestisce la riserva ha ritenuto importante segnalare il potenziale pericolo con delle tabelle con testo in italiano ed in inglese poiché la riserva è fruita anche da turisti stranieri.

A seguito della ingiunzione del Sindaco di Isola delle Femmine prof. Gaspare Portobello ed in accordo con i proprietari del monumento sono stati completati i lavori per recintare un’ampia area di rispetto attorno alla torre medesima.

Il direttore della Riserva dott. Vincenzo Di Dio esprime soddisfazione per la conclusione di questo primo importante passo: “anche se il regolamento della riserva consente la fruizione solo sui sentieri appositamente predisposti che ovviamente passano a debita distanza dalla torre medesima, i lavori compiuti aumentano sensibilmente il livello di sicurezza del pubblico, adesso ci si augura che si possa arrivare al recupero completo del monumento al fine di poterlo destinare alla fruizione della collettività”.

Certi anziani pendolari di tanti anni fa.

“I vecchi non muoiono. Si addormentano e poi…”

di Lucio Forte

“ I vecchi non muoiono. Si addormentano e poi dormono troppo a lungo”. Le cito così, a memoria, le parole che Jacques Brel dedicò ai protagonisti di una sua canzone indimenticabile e che mi è tornata in mente leggendo su una vecchia copia del giornale L’Ora ciò che un anonimo cronista raccontò di certi palermitani anziani. Di quelli che a fine anni settanta venivano identificati con i “pendolari della solitudine. I pensionati che non avevano più niente di veramente urgente da fare. Senza qualcuno che al mattino gli chiedesse soltanto “come va?” e che – comunque poveri di relazioni umane - cominciarono a moltiplicarsi dopo una generosa delibera comunale. Quella che dette loro la possibilità di disporre di un abbonamento ai bus a prezzo molto favorevole.
Era facile individuarli in ogni quartiere, specialmente alle fermate degli autobus. Portavano abiti stazzonati ma non rinunciavano ad annodarsi una cravatta lucida di vecchio. E reggevano un sacchetto della spesa riciclato, pieno di chissà che cosa. La mattina salivano sul primo bus che capitava e si lasciavano portare fino ai sobborghi più lontani.Verso il mare di Mondello o dello Sperone, a respirare l’aria buona di Ciaculli o di San Martino. Ma dai torpedoni – loro li chiamavano ancora così – non scendevano se trovavano qualcuno con cui scambiare ricordi e parole. A volte andavano a far colazione, con un bicchiere di vino e una pagnotta morbida, in una taverna qualsiasi dalle parti di Casa Professa o del Borgo Vecchio. E poi di nuovo sugli autobus a fare incetta di voci la cui eco avrebbe reso più tollerabili le notti.
Accadeva pure che negli ospitali mezzi pubblici i “pendolari” si addormentassero di gusto. E quando al capolinea gli autisti provavano a svegliarli, diventavano intrattabili. Né lesinavano male parole a chi disturbava quel loro sonno in compagnia di qualcuno. Perciò poteva anche succedere che il personale dei bus li lasciasse dormire a sazietà.
E fu forse e in qualche modo “ per colpa” di quei pendolari se un pensionato di nome Francesco, il cognome non importa più, senza rendersene conto visse la sua ultima giornata assurda. Per lui doppiamente tale per essere stato tragicamente preso per uno dei coetanei senza meta nè scopo, ai quali non voleva assomigliare. Perché, al contrario, lui voleva sentirsi ancora capace di fare qualcosa di utile per la famiglia che aveva numerosa. Era stato anche per questo che un giorno di primavera del 1980 era entrato di buon mattino sul bus che doveva portarlo all’Anagrafe di via Lazio. Anche se, prima di uscire di casa, aveva detto alla figlia di non sentirsi troppo bene.
Perciò, quando Francesco risalì sul suo bus del ritorno riuscì con difficoltà a raggiungere l’ultimo posto d’angolo. Quando il “torpedone” ripartì, chiuse gli occhi e durante decine di corse da un capolinea all’altro, incredibilmente fino alle nove di sera, quell’anziano “dormì” alla stessa maniera dei soliti pensionati senza affetti familiari. La sua fine l’accertò solo il medico di turno al pronto soccorso di via Roma.
Un caso che, per fortuna, ora non potrebbe più ripetersi. Come ci hanno assicurato al chiosco Amat di Piazza Camporeale. Perché gli autisti si accorgerebbero sicuramente di un passeggero addormentato quando vanno a controllare, a fine corsa, la macchinetta obliteratrice che è proprio in fondo al bus. E per i presunti ubriachi c’è l’ordine di chiamare l’ambulanza. Dunque, qualche altro buon incentivo a lasciare tranquillamente e utilmente l’auto sotto casa. Con in più l’eventuale possibilità di svegliare un vecchietto forse troppo profondamente assopito accanto al sacchetto della spesa. Si capisce, con la delicatezza del caso, e mettendo in conto le sue possibili male parole. Magari toccandogli una spalla per chiedergli solo, e sommessamente: “Come va?”.

Festa Democratica del PD.











E' in corso al Giardino Inglese la Festa Democratica del PD. Iniziata il 25 settembre avrà termine il 5 ottobre. Nelle foto alcuni scatti di ieri 26 settembre.




venerdì 26 settembre 2008

Rimborso ZTL e un budget risparmiato

Dalla Newsletter del Comune del 24 settenbre 2008:

PASS ZTL, IL RIMBORSO DELLE SOMME SARÀ AFFIDATO CON GARA D'APPALTO

Sarà affidato mediante asta pubblica il servizio di rimborso delle somme che i cittadini avevano versato per acquisire i pass da utilizzare nelle Ztl. Gli uffici comunali, infatti, hanno individuato nell'indizione di una gara d'appalto il percorso più idoneo sotto il profilo giuridico-amministrativo.Il bando, già quasi definito nei dettagli, sta per essere mandato in pubblicazione.
Questa soluzione prevale, quindi, sull'ipotesi di affidare il servizio mediante trattativa privata, l'altra possibilità che i tecnici avevano preso in esame.
Non si procederà più, invece, all'invio delle lettere con le quali l'Amministrazione intendeva preannunciare formalmente il rimborso agli interessati, e ciò in considerazione del fatto che ormai da diverse settimane la notizia è ampiamente di dominio pubblico, essendo stata diffusa dall'Amministrazione e ripresa in più occasioni dai vari organi d'informazione.
Il budget inizialmente destinato alla spedizione delle lettere potrà essere, così, risparmiato e riutilizzato.